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Uno degli episodi più vergognosi nella storia del giornalismo. Il processo 2003-2005 a Michael Jackson.

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A cinque anni dal verdetto di assoluzione nei confronti di Michael Jackson, accusato ingiustamente di molestia sessuale su minore, Charles Thomson ripercorre uno degli episodi più vergognosi nella storia del giornalismo, dove, per sensazionalismo e ricerca di facile audience, la verità dei fatti riportata sulle testate giornalistiche è stata fortemente modificata, dando per scontata la colpevolezza dell’imputato, nonostante il processo rivelasse l’esatto opposto; sulla base delle falsità portate dall’accusa, dopo meno di un mese di processo era più che evidente l’innocenza di Michael Jackson.
Un ottimo articolo pubblicato sull’Huffington Post, per comprendere meglio quel processo e l’innocenza di una delle star più amate e più mediaticamente torturate della storia.

Colasanti Marcello

Uno degli episodi più vergognosi nella storia del giornalismo.

di Charles Thomson – 13 giugno 2010

E’ stato esattamente cinque anni fa che dodici giurati all’unanimità hanno assolto Michael Jackson da varie accuse di molestie su bambini, complotto e somministrazione di alcool ad un minorenne. E’ difficile immaginare come la storia ricorderà il processo a Michael Jackson. Forse come la quintessenza dell’ossessione occidentale per le celebrità. Forse come un linciaggio del 21° secolo. Personalmente penso che sarà ricordato come uno degli episodi più vergognosi della storia giornalistica.

Finché non ti ritrovi a scavare negli archivi dei giornali e a riguardare ore di copertura televisiva non comprendi veramente la portata delle carenze dei media. Dell’intero settore. Senza dubbio c’erano alcuni giornalisti e anche pubblicazioni, come anche alcune emittenti televisive, che favorivano palesemente l’accusa, ma molte delle mancanze dei media erano istituzionali. Nei media ossessionati dagli slogan, come si possono ridurre otto ore di testimonianza in due frasi ed essere accurati? In un’epoca di notizie veloci e instant blogging, come si fa a resistere alla tentazione di precipitarsi fuori dall’aula alla prima occasione per dare per primi la notizia delle ultime accuse salaci, anche se questo significa perdere una fetta di testimonianza di quel giorno?

Guardando indietro al processo di Michael Jackson, vedo i media fuori controllo. L’enorme quantità di propaganda, pregiudizi, disinformazione e distorsione è quasi incomprensibile. Leggendo le trascrizioni del tribunale e confrontandole con i ritagli di giornale, il processo che ci è stato presentato non è per nulla simile al processo che si svolgeva all’interno del tribunale. Le trascrizioni mostrano una sfilata infinita di testimoni dell’accusa che spergiuravano squallidamente su base quasi oraria e si sgretolavano nel controinterrogatorio. I giornali e i telegiornali giorno dopo giorno fornivano il dettaglio delle accuse atroci e delle luride insinuazioni.

E ‘stato il 18 novembre 2003 che 70 poliziotti sono piombati sul Neverland Ranch di Michael Jackson. Non appena la news del raid è uscita fuori, i canali di notizie hanno abbandonato i loro programmi ed hanno coperto questa notizia 24 ore su 24. Quando è emerso che Jackson era stato accusato di aver molestato il giovane sopravvissuto al cancro Gavin Arvizo, il ragazzo conosciuto per essere colui che teneva la mano del cantante nel ‘Living With Michael Jackson’ di Martin Bashir, i media sono impazziti. Le reti erano così ossessionate dallo scandalo Jackson che un attacco terroristico in Turchia è stato praticamente non riportato, con solo la CNN a preoccuparsi di trasmettere la conferenza stampa congiunta di George Bush e Tony Blair sul disastro.

Tutte e tre le principali reti si sono accinte immediatamente a produrre speciali della durata di un’ora sul caso Jackson, a quanto pare non scoraggiati dal fatto che nulla era ancora noto circa le accuse e i pubblici ministeri non stavano rispondendo alle domande. La CBS dedicò una puntata di “48 ore indaga” all’arresto, mentre anche Dateline NBC e ABC’s 20/20 tirarono fuori delle trasmissioni speciali su Jackson. A due giorni dal raid di Neverland, e prima che Jackson fosse stato addirittura arrestato, VH1 annunciò un documentario di mezz’ora chiamato ‘Michael Jackson Sex Scandal’.

Daily Variety descrisse la storia di Jackson come “un dono del cielo per … i media, in particolare per i canali di notizie via cavo e le stazioni locali che cercavano di far salire gli ascolti nella settimana finale di novembre”.

Daily Variety aveva ragione. I notiziari orientati verso le celebrità hanno visto salire i loro numeri, quando la storia di Jackson è uscita. Gli indici di ascolto per Access Hollywood sono aumentati del 10% sulla settimana precedente. Sia Entertainment Tonight che Extra hanno raggiunto il maggior numero di spettatori e anche Celebrity Justice ha avuto un aumento dell’8%.

I quotidiani hanno reagito istericamente come le stazioni TV. ‘Sicko!’ gridò il New York Daily News. ‘Jacko: ora tirati fuori da questo’ pungolò il New York Post.

The Sun – Il più grande giornale britannico – ha pubblicato un articolo intitolato ‘Lui è cattivo, è pericoloso, è Storia ‘. Il pezzo marchiava Jackson come un ‘ex-nero ex-superstar’, un ‘freak’ e un ‘individuo contorto’ e invocava che qualcuno si prendesse cura dei suoi figli. “Se non fosse un idolo pop, con mucchi di denaro dietro cui nascondersi”, diceva, “sarebbe stato preso anni fa.”

Incoraggiati dall’aumento del pubblico che lo scandalo Jackson aveva prodotto, i media intrapresero la loro missione di attingere dal caso tutto quello che potevano. Tom Sinclair di Entertainment Weekly scrisse: “I media, dal peggior reporter di tabloid al più elegante anchorman, sono impazziti e rimescolano per riempire pollici di colonne e tempi di trasmissione con gli scoop su Jacko e le “teste parlanti”.”

“La pressione su chi si occupa di news è enorme,” disse l’avvocato Harland Braun a Sinclair. “Così avvocati di cui non hai mai sentito parlare di nulla in televisione, parlano di casi con cui non hanno alcun collegamento.”

Sinclair aggiunse, “E non solo gli avvocati. Tutti, da medici, scrittori, psichiatri fino ai commessi di negozio che una volta hanno servito Jackson, sono considerati in TV e nella stampa”.

Mentre i media erano occupati con una fastidiosa miriade di ciarlatani e conoscenti lontani per le loro opinioni sullo scandalo, il team di procuratori che si occupava dell’ultimo caso Jackson, stava avendo un comportamento molto discutibile – ma i media non sembravano curarsene.

Durante il raid a Neverland il procuratore distrettuale Tom Sneddon – il pubblico ministero che infruttuosamente aveva perseguito Jackson nel 1993 – ed i suoi ufficiali hanno violato i termini del loro mandato di perquisizione personale, entrando nell’ufficio di Jackson e sequestrando una gran quantità di documenti di lavoro irrilevanti. Essi hanno inoltre perquisito illegalmente la sede di un investigatore privato che lavorava per la squadra di difesa di Jackson e hanno portato via documenti della difesa dalla casa dell’assistente personale del cantante.

Sneddon sembrava aver manomesso elementi fondamentali del suo caso ogni volta che una prova veniva alla luce, minando le dichiarazioni della famiglia Arvizo. Per esempio, quando il procuratore seppe di due interviste registrate, in cui tutta la famiglia Arvizo cantava le lodi di Jackson e negava qualsiasi abuso, ha introdotto un’accusa di complotto e ha sostenuto che erano stati costretti a mentire contro la loro volontà.

In un altro esempio l’avvocato di Jackson, Mark Geragos, apparve su NBC nel gennaio 2004 annunciando che il cantante aveva un ‘concreto, alibi di ferro’ per le date riportate sulla denuncia. Nel momento in cui Jackson fu nuovamente accusato ad aprile per l’accusa di cospirazione, le date delle molestie sulla denuncia penale erano state spostate di quasi due settimane.

Sneddon fu poi scoperto mentre apparentemente stava cercando di creare la prova delle impronte digitali contro Jackson, permettendo all’accusatore Gavin Arvizo di maneggiare le riviste per adulti nel corso delle audizioni del grand jury, per poi imbustarle e inviarle per l’analisi delle impronte digitali.

Non solo la maggior parte dei media ignorarono questo fervore di attività discutibili, e talvolta illegali, da parte dell’accusa, sembravano anche perfettamente felici di perpetuare la schiacciante propaganda per conto della pubblica accusa, nonostante una totale mancanza di riscontri. Ad esempio, Diane Dimond apparve al Larry King Live giorni dopo l’arresto di Jackson e parlò più volte di una ‘pila di lettere d’amore’ che la star aveva presumibilmente scritto a Gavin Arvizo.
“Qualcuno qui … conoscere l’esistenza di queste lettere?” chiese King.
“Assolutamente,” rispose la Dimond. “Io. Sono assolutamente al corrente della loro esistenza!”
“Diane, le hai lette?”
“No, non le ho lette”.

La Dimond ammise che lei non aveva mai nemmeno visto le lettere, per non parlare di averle lette, ma disse che sapeva di loro da “fonti delle alte forze dell’ordine”. Ma quelle lettere d’amore non si sono mai materializzate. Quando la Dimond ha detto che ‘sapeva assolutamente’ della loro esistenza stava basando le sue osservazioni solo sulle parole di fonti della polizia. Nella migliore delle ipotesi, le fonti della polizia ripetevano a pappagallo le accuse degli Arvizo, in buona fede. Nel peggiore dei casi, avevano architettato la storia per macchiare il nome di Jackson. In entrambi i casi, la storia fece il giro del mondo con nemmeno uno straccio di prova a sostegno di essa.

Passò più di un anno tra l’arresto di Jackson e l’inizio del processo e i media erano stati costretti a cercare di tenere in risalto la storia per più di quello che avevano pensato. Consapevoli del fatto che Jackson era vincolato al silenzio e quindi non poteva rispondere, i simpatizzanti della procura iniziarono a far uscire documenti, come la dichiarazione alla polizia di Jordan Chandler del 1993. I media, affamati di scandalo e di sensazionalismo, ci si avventarono.

Allo stesso tempo, accuse vendute a spettacoli televisivi da tabloid da parte di ex dipendenti scontenti negli anni ’90 erano costantemente risminuzzate e presentate come novità. Anche piccoli dettagli delle accuse della famiglia Arvizo venivano periodicamente fatti trapelare.

Mentre la maggior parte dei media riportavano queste storie come accuse, piuttosto che fatti, l’enorme quantità e la frequenza delle storie che collegavano Jackson ai sordidi abusi sessuali, insieme alla sua impossibilità di confutarle, ebbero un effetto devastante sull’immagine pubblica della star.

Il processo iniziò nel primi mesi del 2005 con la selezione della giuria. Quando le fu chiesto dalla NBC a proposito della tattica sulla selezione della giuria da parte di accusa e difesa, la Dimond disse che la differenza era che i pubblici ministeri avrebbero cercato giurati che avevano un senso di ‘bene contro il male’ e ‘giusto e sbagliato’.

Non appena i giurati furono selezionati Newsweek cercò di screditarli, sostenendo che una giuria di ceto medio non sarebbe stata in grado di giudicare in modo equo una famiglia di accusatori di classe inferiore. In un articolo intitolato ‘Playing Card Class’ la rivista disse, “Il processo Jackson potrebbe dipendere da qualcosa di diverso dalla razza. E non stiamo parlando di elementi di prova.”

Mentre il processo andava avanti, divenne subito evidente che il caso era pieno di buchi. L’unica prova ‘dell’accusa’ era una pila di riviste porno eterosessuali e un paio di libri d’arte legali. Thomas Mesereau scrisse in una mozione in tribunale, “Lo sforzo per processare il signor Jackson per il fatto di avere una delle più grandi biblioteche private in tutto il mondo è allarmante. E’ da almeno un triste giorno di quasi tre quarti di secolo fa che non si assisteva ad un processo che sostiene che il possesso di libri di artisti conosciuti sia la prova di un crimine contro lo Stato “.

Il fratello di Gavin Arvizo, Star, testimoniò nelle prime fasi del processo affermando di aver assistito a due specifici atti di molestie, ma la sua testimonianza è stata del tutto incoerente. Per quanto riguarda un atto presunto, ha sostenuto in tribunale che Jackson aveva accarezzato Gavin, ma in una precedente descrizione dello stesso avvenimento ha raccontato una storia molto diversa, sostenendo che Jackson aveva strusciato il pene contro le natiche di Gavin. Ha anche raccontato due storie diverse circa il presunto atto per due giorni consecutivi in tribunale.

Durante il controinterrogatorio l’avvocato di Jackson, Thomas Mesereau, ha mostrato al ragazzo una copia del Barely Legal e ha ripetutamente chiesto se era la specifica edizione che Jackson aveva mostrato a lui e a suo fratello. Il ragazzo ha insistito che lo era finché Mesereau ha rivelato che fu pubblicato nell’agosto del 2003, cinque mesi dopo che la famiglia Arvizo aveva lasciato Neverland.

Ma questa informazione è stata quasi interamente ignorata, i media rimasero concentrati sulle denunce del ragazzo piuttosto che sul controinterrogatorio che le aveva indebolite. Le accuse fanno buoni slogan. Un complesso controinterrogatorio no.

Quando Gavin Arvizo testimoniò, affermò che Jackson aveva istigato il primo atto di molestia dicendogli che tutti i ragazzi dovevano masturbarsi, oppure si sarebbero trasformati in stupratori. Ma Mesereau dimostrò nel controinterrogatorio che il ragazzo aveva già ammesso che fu sua nonna ad aver fatto quel commento, non Jackson, facendo capire che tutta la storia delle molestie si basava su una menzogna.

Nel controinterrogatorio il ragazzo minò gravemente il complotto della pubblica accusa, sostenendo che non aveva mai avuto paura a Neverland e che non l’aveva mai voluta lasciare. I suoi racconti della presunta molestia erano anche diversi da quelli di suo fratello.

Purtroppo per Jackson, il controinterrogatorio di Gavin Arvizo fu quasi ignorato mentre i giornali erano impegnati a ridacchiare e spettegolare su quello che divenne noto come ‘giorno del pigiama’. Il primo giorno di interrogatorio del ragazzo, Jackson scivolò nella doccia, si contuse il polmone e fu ricoverato in ospedale. Quando il giudice Rodney Melville ordinò un mandato d’arresto per Jackson se non fosse arrivato entro un’ora, il cantante fu portato al palazzo di giustizia con i pantaloni del pigiama che indossava quando era stato ricoverato in ospedale.

Le fotografie di Jackson in pigiama hanno girato tutto il mondo, spesso senza la menzione della lesione di Jackson o il motivo per cui lo indossava. Molti giornalisti accusarono Jackson di aver falsificato l’intera situazione al fine di guadagnare comprensione, anche se comprensiva è l’ultima parola useresti per descrivere la reazione dei media.

L’incidente non ha fermato i mezzi di comunicazione nel pubblicare le luride affermazioni di Gavin Arvizo in tutto il mondo il giorno seguente. Alcuni riportavano la testimonianza del ragazzo come fatto, invece di congetture. “Ha detto che se i ragazzi non lo fanno diventano stupratori – il ragazzo del cancro Gavin ha raccontato alla corte di Jacko Sex”, scrisse The Mirror.

Ma il controinterrogatorio del ragazzo era un’altra storia. E’ stato quasi completamente ignorato. Invece di raccontare le bugie di Gavin Arvizo e le affermazioni contraddittorie dei due fratelli, le pagine dei giornali sono state riempite con pezzi di opinioni bisbetiche sul pigiama di Jackson, anche se il ‘giorno del pigiama’ c’era stato in precedenza. Migliaia di parole sono state dedicate al quesito se Jackson indossasse o meno una parrucca e il Sun addirittura ha pubblicato un articolo attaccando Jackson per gli accessori che appuntava sul suo gilet ogni giorno. Sembrava che la stampa fosse disposta a scrivere qualsiasi cosa pur di evitare di discutere del controinterrogatorio del ragazzo, che ha gravemente minato l’accusa.

Questa abitudine di riportare le accuse sensazionali ignorando il controinterrogatorio che le screditava sono diventati una tendenza durante tutto il processo a Jackson. In un’intervista dell’aprile 2005 con Matt Drudge, il giornalista della Fox Roger Friedman spiegò: “Quello che non è stato riportato è che il controinterrogatorio di questi testimoni è stato solitamente fatale per loro.” Ha aggiunto che ogni volta che qualcuno diceva qualcosa di drammatico o salace su Jackson, i media ‘correvano fuori per riferire’ e si perdevano il successivo controinterrogatorio.

Drudge concordò, aggiungendo, “Non stai sentendo che i testimoni uno dopo l’altro si stanno disintegrando alla sbarra. Non c’è un testimone, almeno recentemente, che non abbia ammesso di aver giurato il falso in un precedente procedimento oltre che in questo caso o in qualche altro caso “.

Questa tendenza allarmante di ignorare il controinterrogatorio è stata forse più evidente nella copertura dei media della testimonianza di Kiki Fournier. Interrogata dalla procura la Fournier – una governante di Neverland – ha testimoniato che quando erano a Neverland i bambini si comportavano spesso da ribelli e che aveva visto qualche volta bambini così iperattivi che potevano sembrare ubriachi. I media si affrettarono a uscire per riferire questa bomba apparente e persero un pezzo di una delle testimonianze più significative di tutto il processo.

Nel controinterrogatorio di Thomas Mesereau, la Fournier disse che durante le settimane finali della famiglia Arvizo a Neverland – il periodo durante il quale presumibilmente accaddero le molestie – la camera dei due ragazzi era costantemente in disordine, cosa che l’ha portata a credere che avessero dormito nel loro appartamento per tutto il periodo e non nella camera da letto di Michael Jackson.

Testimoniò anche che Star Arvizo una volta le aveva tirato un coltello in cucina, spiegando che non pensava che fosse inteso come uno scherzo e che invece fosse stato per ‘cercare di affermare una sorta di autorità’.

Fu un colpo devastante per le accuse sempre più esilaranti di complotto della pubblica accusa quando la Fournier rise all’idea che chiunque potesse essere stato tenuto prigioniero al Neverland Ranch, raccontando ai giurati che non vi era un recinto intorno alla proprietà e la famiglia avrebbe potuto andarsene in ogni momento ‘con facilità ‘.

Quando la madre di Gavin e di Star Janet Arvizo si sedette al banco dei testimoni, Tom Sneddon fu visto con la testa tra le mani. Lei sostenne che una videocassetta di se stessa e dei suoi figli che lodavano Jackson era stata sceneggiata parola per parola da un uomo tedesco che a malapena parlava inglese. Nel video la si vedeva cantare le lodi di Jackson, poi con aria imbarazzata chiedere se stavano registrando. Disse che anche questa scena era stata preparata.

Affermò di essere stata tenuta in ostaggio a Neverland, anche se i registri e le ricevute hanno dimostrato che aveva lasciato il ranch ed era ritornata in tre occasioni durante il periodo di ‘prigionia’. Fu subito evidente che era attualmente sotto inchiesta per frode ed aveva ottenuto del denaro sulla malattia di suo figlio, ottenendo indennità per pagare il suo trattamento del cancro quando era già coperto da assicurazione sanitaria.

Anche i più ardenti sostenitori dell’accusa hanno dovuto ammettere che Janet Arvizo è stata un testimone disastroso per lo Stato. Tranne Diane Dimond, che a marzo del 2005 sembrava usare la frode di Janet Arvizo (è stata condannata sulla scia del processo Jackson) come prova indiretta della colpevolezza di Jackson, chiudendo un articolo sul New York Post con questo schiaffo, “I bersagli dei pedofili non sono i bambini con genitori come Ozzie e Harriet (sit-com degli anni ’50 sulla famiglia media americana, ndt)”.

Vedendo il loro caso sbriciolarsi davanti ai loro occhi, i procuratori chiesero al giudice il permesso di ammettere le prove di ‘precedenti atti illegali’. Il permesso fu concesso. I pubblici ministeri dissero alla giuria che avrebbero sentito le prove di cinque ex vittime. Ma quei cinque casi precedenti si rivelarono ancora più ridicoli di quello degli Arvizo.

Una parata di guardie di sicurezza e governanti scontente presero la parola per testimoniare di aver assistito a molestie, in gran parte effettuate su tre ragazzi, Wade Robson, Brett Barnes e Macauley Culkin. Ma quei tre ragazzi sono stati tre testimoni fondamentali per la difesa, dichiarando che Jackson non li aveva mai toccati e che si sentivano offesi per le insinuazioni.

Inoltre, è stato rivelato che ciascuno di questi lavoratori era stato licenziato da Jackson per aver rubato dalla sua proprietà o aveva perso una causa e doveva a Jackson una gran quantità di denaro. Avevano anche trascurato di dire alla polizia quando presumibilmente avessero assistito a queste molestie, anche quando interrogati in relazione alle accuse di Jordy Chandler del 1993, ma poi hanno cercato di vendere storie alla stampa – a volte con successo. Più soldi c’erano sul tavolo, più salaci le accuse diventavano.

Roger Friedman si lamentò in un’intervista a Matt Drudge che i media ignoravano i controinterrogatori dei ‘testimoni degli atti illegali precedenti’, con conseguente rappresentazione non veritiera. Disse: “Quando è iniziata l’udienza di giovedì, la prima ora è stata con questo ragazzo, Ralph Chacon, che aveva lavorato al Ranch come guardia di sicurezza. Raccontò la storia più scandalosa. Fu così impressionante. E tutti naturalmente corsero fuori a riferire in merito ad essa. Ma dieci minuti prima della prima pausa Tom Mesereau si alzò, controinterrogò questo ragazzo e lo distrusse”.

La quarta ‘vittima’, Jason Francia, andò sul banco dei testimoni sostenendo che quando era un bambino, Jackson lo aveva molestato in tre diverse occasioni. Pressato sui dettagli delle ‘molestie’, disse che Jackson lo aveva stimolato tre volte con su i vestiti e che aveva avuto bisogno di anni di terapia per superare la cosa. I giurati erano increduli, ma i giornalisti tra cui Dan Abrams lo proclamarono ‘irresistibile’, prevedendo che avrebbe potuto essere il testimone che avrebbe messo Jackson dietro le sbarre.

I mezzi di comunicazione hanno più volte sostenuto che le affermazioni di Francia erano state fatte nel 1990, portando il pubblico a credere che fossero anteriori alle accuse di Jordy Chandler. In realtà, anche se Jason Francia ha sostenuto che gli atti di molestia si erano verificati nel 1990, egli non ne ha parlato fino a che non è scoppiata la tempesta mediatica per le richieste di Chandler, momento in cui sua madre, la cameriera di Neverland Blanca Francia, ha prontamente ottenuto 20.000 $ da Hard Copy per un’intervista con Diane Dimond e altri $ 2.4 milioni in un accordo con Jackson.

Inoltre, trascrizioni di interrogatori della polizia hanno dimostrato che Francia aveva più volte cambiato la sua storia e inizialmente aveva insistito sul fatto che non era mai stato molestato. Le trascrizioni dimostravano anche che lui ha detto di essere stato molestato solo dopo che gli agenti di polizia hanno più volte passato il segno durante i colloqui. Gli agenti definivano ripetutamente Jackson come un ‘molestatore’. Una volta hanno detto al ragazzo che Jackson stava molestando Macauley Culkin proprio mentre stavano parlando, sostenendo che l’unico modo per poter salvare Culkin era che Francia dicesse loro che aveva subito abusi sessuali da parte della star. Le trascrizioni hanno dimostrato inoltre che Francia aveva precedentemente detto della polizia, “Mi hanno fatto montare questa roba. Hanno continuato a pressarmi. Volevo colpirli in testa.”

La quinta ‘vittima’ era Jordy Chandler, che aveva lasciato il paese, piuttosto che testimoniare contro il suo ex amico. Thomas Mesereau ha detto in una conferenza tenuta ad Harvard in quello stesso anno, “I procuratori hanno cercato di convincerlo a presentarsi e lui non ha voluto. Se si fosse presentato, avevo testimoni che avrebbero potuto testimoniare che lui aveva detto loro che il fatto non era mai accaduto e che non avrebbe voluto mai più parlare con i suoi genitori per quello che gli avevano fatto dire. Alla fine era andato in tribunale e aveva ottenuto l’emancipazione legale dai suoi genitori”.

June Chandler, la madre di Jordy, testimoniò che non aveva parlato con suo figlio da 11 anni. Interrogata sul caso del 1993, sembrava soffrire di un grave caso di memoria selettiva. A un certo punto sostenne che non riusciva a ricordare di essere stata citata in giudizio da Michael Jackson e poi disse che non aveva mai sentito parlare del suo stesso avvocato. Inoltre non aveva mai assistito a nessuna molestia.

Quando l’accusa finì di presentare il caso, i media sembrarono perdere interesse verso il processo. Al caso della difesa fu dato relativamente poco spazio sui quotidiani e in tv. L’Hollywood Reporter, che aveva dato le notizie sul processo Jackson con costanza, si dimenticò di due settimane intere del caso della difesa. L’atteggiamento sembrava essere che se la testimonianza non era impressionante e salace – se non si poteva mettere una buona frase ad effetto – non valeva la pena di parlarne.

La difesa chiamò numerosi fantastici testimoni; ragazzi e ragazze che erano rimasti con Jackson più volte e per diverso tempo e non avevano mai visto un comportamento inappropriato, dipendenti che avevano visto i ragazzi Arvizo consumare alcol in assenza di Jackson e anche altre celebrità che erano state prese di mira con richieste di soldi dall’accusatore. Ma poco di questa testimonianza è stata fornita al pubblico. Quando Tom Sneddon si riferì al comico nero Chris Tucker come ‘ragazzo’ durante il suo controinterrogatorio, i mass media non batterono ciglio.

Quando accusa e difesa finirono, ai giurati fu detto che se avessero avuto un ragionevole dubbio dovevano assolverlo. Chiunque fosse stato attento ai procedimenti poteva rendersi conto che il dubbio era così tanto ragionevole da non essere neppure divertente. Quasi ogni singolo testimone d’accusa aveva giurato il falso o aveva finito per aiutare la difesa. Non c’era uno straccio di prova che collegasse Jackson ad alcun reato e non c’era un solo testimone credibile che lo legasse ad un crimine.

Ma questo non impedì ai giornalisti e agli esperti di prevedere verdetti di colpevolezza, Nancy Grace della CNN in testa. L’avvocato difensore Robert Shapiro, che una volta aveva rappresentato la famiglia Chandler, dichiarò con certezza sulla CNN “Verrà condannato”. L’ex procuratore Wendy Murphy disse alla Fox News”Non c’è dubbio che vedremo una condanna.”

L’isteria dei fan al di fuori dal palazzo di giustizia era rispecchiata da quella dei giornalisti che si erano assicurati un posto all’interno, che erano così eccitabili che il giudice Rodney Melville ordinò loro di ‘calmarsi’. Thomas Mesereau ha commentato a posteriori che i media stavano “quasi sbavando all’idea di vedere [Jackson] trascinato in prigione.”

Quando la giuria ha emesso 14 verdetti di ‘non colpevolezza’, i media sono stati ‘umiliati’, ha detto Mesereau in un’intervista successiva. L’analista di media Tim Rutten ha commentato successivamente: “Allora, cosa è successo quando Jackson è stato prosciolto per tutti i punti? Imbarazzo? Ripensamenti? Un po’ di coscienza, forse? Forse una espressione di rammarico per la fretta di giudizio? Nooooo. La reazione, invece, è stata di rabbia generosamente condita con disprezzo e una strana espressione perplessa. I loro obiettivi sono stati i giurati… l’inferno non conosce furia peggiore di un anchorman bloccato dallo scherno. ”

In una conferenza stampa post-verdetto Sneddon ha continuato a fare riferimento a Gavin Arvizo come ‘vittima’ e ha detto che sospettava che il ‘fattore celebrità’ aveva impedito il giudizio della Giuria – una linea di cui molti media sapientoni rapidamente si appropriarono iniziando a prendersela con i giurati e i loro verdetti.

Pochi minuti dopo l’annuncio, Nancy Grace apparve su CourtTV a sostenere che i giurati erano stati sedotti dalla fama di Jackson e, bizzarramente, che l’unico elemento debole dell’accusa era stata Janet Arvizo.
“Sto assaporando il trionfo proprio adesso,” ha detto. “Non ha un buon sapore. Ma sapete una cosa? Non sono neanche sorpresa. Penso che la celebrità sia un grande fattore. Quando si pensa di conoscere qualcuno, quando si sono visti i suoi concerti, ascoltato i suoi dischi, letti i suoi testi, si crede che vengano dal suo cuore … Jackson è molto carismatico, anche se non è mai stato sul banco dei testimoni (al processo, ndt). Questo ha effetto su questa giuria.
“Non ho intenzione di lanciare una pietra contro la mamma, anche se credo che fosse l’anello debole nel caso dello Stato, ma la realtà è che non sono sorpresa. Pensavo che la giuria avrebbe votato a favore di testimoni simili. A quanto pare la difesa li ha travolti con il controinterrogatorio della madre. Penso che tutto si riduca a questo, semplicemente. ”

Grace ha poi dichiarato che Jackson era ‘non colpevole a causa della celebrità’ e poi tentò di far dire al capo dei giurati Paul Rodriguez che credeva che Jackson avesse molestato dei minori. Uno degli ospiti di Grace, la psicoanalista Bethany Marshall, ha attaccato personalmente una giurata dicendo: “Questa è una donna che non ha una vita”.

In più su Fox News Wendy Murphy ha marchiato Jackson come ‘il molestatore di Teflon (praticamente di “plastica”, ndt)’ e ha detto che i giurati avevano bisogno di un test di intelligenza. Ha poi aggiunto: “Credo proprio che sia il fattore di celebrità, non la prova. Non credo che i giurati si siano resi davvero conto in che modo sono stati influenzati da chi è Michael Jackson … In sostanza hanno messo un bersaglio sulla schiena di tutti i bambini, specialmente quelli più vulnerabili, che ora sono nella vita di Michael Jackson”.

L’analista legale Jeffrey Toobin disse alla CNN che pensava che la testimonianza degli atti precedenti fossero ‘prove efficaci’, anche se diversi ragazzi al centro della testimonianza sono saliti sul banco dei testimoni per la difesa e hanno negato di essere stati mai molestati. Egli ha inoltre affermato che la difesa aveva vinto perché “loro potevano raccontare una storia, e le giurie, si sa, comprendono più le storie che i singoli fatti”.

Solo Robert Shapiro è stato dignitoso nei confronti delle sentenze, dicendo agli spettatori che dovevano accettare la decisione della giuria perché i giurati provenivano da “una parte molto conservatrice della California, e se loro non avevano alcun dubbio, nessuno di noi ne dovrebbe avere”.

Il giorno seguente su Good Morning America, Diane Sawyer accolse la teoria che il verdetto era stato influenzato dallo status di celebrità di Jackson. “Siete sicuri?” supplicò. “Siete sicuri che questo ragazzo mostruosamente rinomato che entrava nell’aula non aveva alcuna influenza su voi tutti?”

Il Washington Post commentò: “Una assoluzione non ha ripulito il suo nome, ha solo intorbidito le acque”. Sia il New York Post che il New York Daily News uscirono con il titolo malizioso ‘Boy, Oh, Boy!’

Nel suo articolo finale sul processo sul New York Post, Diane Dimond si lamentò dell’assoluzione, sostenendo che avesse lasciato Michael Jackson intoccabile. Scrisse, “E’ uscito dalla corte come un uomo libero, non colpevole su tutti i fronti. Ma Michael Jackson è molto più che libero. Ora ha carta bianca per vivere la sua vita in qualsiasi modo voglia, con chi voglia, perché chi cercherebbe mai di perseguire Michael Jackson ora? ”

Nel giornale inglese Sun, l’esperta sezionatrice di celebritè Jane Moore scrisse un articolo dal titolo ‘Se la giuria è d’accordo che Janet Arvizo sia una cattiva madre (e lo è) … Perché hanno lasciato uscire Jackson? ‘ E iniziava: “Michael Jackson è innocente. Giustizia è stata fatta. O almeno così le pazze melodie raccolte al di fuori del palazzo di giustizia ci vorrebbero far credere.” Continuava mettendo in discussione le capacità mentali dei giurati e il sistema legale americano bollato come ‘immaturo’. “Niente e nessuno emerge veramente come un vincitore da questo pasticcio”, concludeva, “meno di tutti ciò che essi ridicolmente chiamano giustizia americana”.

Ally Ross per il Sun definì i fan di Jackson come ‘tristi, solitari senza cervello’. Un altro articolo del Sun, scritto dalla presentatrice televisiva Lorraine Kelly, era intitolato ‘Non dimentichiamo i bambini ancora a rischio… i figli di Jacko’, etichettando apertamente Jackson come colpevole. La Kelly – che non ha mai assistito al processo di Jackson – si lamentava del fatto che a Jackson fosse ‘andata bene’, protestando che “invece di languire in prigione, Jackson è ora a casa a Neverland”. Jackson, concludeva, era “un triste, malato perdente che usa la sua fama e il suo denaro per abbagliare i genitori dei bambini che prende in simpatia.”

Dopo l’indignazione iniziale, la storia di Michael Jackson scivolò fuori dai titoli dei giornali. Ci furono poche analisi delle sentenze di non colpevolezza e su come fossero state raggiunte. L’assoluzione era considerata meno redditizia di una condanna.

Infatti Thomas Mesereau ha detto negli anni successivi che, se Jackson fosse stato condannato, avrebbe creato una ‘fabbrica operosa’ per i media, che avrebbero generato una storia al giorno per anni a venire. Lunghe saghe, come l’affidamento dei figli di Jackson, il controllo del suo impero finanziario, altre ‘vittime’ che depositavano cause civili e il farraginoso processo d’appello avrebbero generato migliaia di storie per mesi, anni, forse decenni.

Jackson in prigione avrebbe creato una quantità infinita di titoli gratuiti; Chi lo va a trovare? Chi non ci va? È in isolamento? Se no, chi sono i suoi compagni di cella? E i suoi carcerieri? Ha una ragazza amica di penna in carcere? Possiamo volare con un elicottero sopra il cortile della prigione e filmarlo mentre si esercita? Le possibilità sono infinite. Infuriava già una guerra di scommesse su chi avrebbe fatto trapelare le prime immagini di Jackson nella sua cella prima che la giuria avesse iniziato a deliberare.

Il verdetto di non colpevolezza non era stato particolarmente redditizio. In un’intervista con Newsweek, il boss della CNN Jonathan Klein ricordò che guardando entrare il verdetto di non colpevolezza disse ai suoi collaboratori “Abbiamo una storia meno interessante adesso.” L’Hollywood Reporter rilevò che gli special televisivi montati in tutta fretta sull’assoluzione di Jackson ebbero bassi ascolti e furono battuti da una replica di Nanny 911.

La storia era finita. Non c’erano scuse o ritrattazioni. Non c’era nessun controllo – nessuna inchiesta o indagine. Nessuno è stato chiamato a rispondere per quello che è stato fatto a Michael Jackson. I media erano soddisfatti che le persone continuassero a credere al loro racconto del processo fortemente distorto e sul bordo della finzione. Questo era quanto.

Quando Michael Jackson è morto i media si sono eccitati di nuovo. Che sostanza lo aveva ucciso? Da quanto tempo la utilizzava? Chi gliela aveva prescritta? Cos’altro c’era nel suo corpo? Quanto pesava?

Ma c’era una domanda che nessuno sembrava voler fare: Perché?

Perché Michael Jackson era così stressato e così paranoico che non riusciva a fare un sonno decente, a meno che qualcuno non gli attaccasse un tubo pieno di anestetico nel braccio? Penso che la risposta può essere trovata nei risultati di diversi sondaggi condotti sulla scia del processo di Michael Jackson.

Un sondaggio condotto da Gallup nelle ore dopo il verdetto mostra che il 54% degli americani bianchi e il 48% della popolazione totale era in disaccordo con la decisione della giuria di ‘non colpevolezza’. Il sondaggio ha anche rilevato che il 62% delle persone riteneva lo status di celebrità di Jackson determinante nel verdetti. Il 34% ha dichiarato di essere ‘addolorato’ per il verdetto e il 24% si dichiarava ‘indignato’. In un sondaggio della Fox News il 37% dei votanti ha detto che il verdetto era ‘sbagliato’, mentre un ulteriore 25% ha detto ‘le celebrità comprano la giustizia’. Un sondaggio di People Weekly ha rilevato che uno sbalorditivo 88% dei lettori era in disaccordo con la decisione della giuria.

I media hanno fatto un numero sul loro pubblico e lo hanno fatto su Jackson. Dopo aver combattuto la sua battaglia attraverso un processo estenuante e terribile, pieno di accuse orrende e di assassini della reputazione, Michael Jackson si sarebbe dovuto sentire vendicato quando la giuria ha espresso i 14 unanimi verdetti di non colpevolezza. Ma la copertura irresponsabile del processo da parte dei media ha reso impossibile per Jackson di sentirsi mai veramente vendicato. Il sistema giudiziario può averlo dichiarato innocente, ma il pubblico, nel complesso, ancora la pensava diversamente. Accuse che sono state smentite in tribunale sono state contestate dalla stampa. Testimonianze assurde sono state presentate come dati di fatto. Il caso della difesa è stato quasi ignorato.

Quando fu chiesta ai giurati un’opinione su coloro che dubitavano dei verdetti risposero: “Non hanno visto quello che abbiamo visto noi.”

Hanno ragione. Non abbiamo visto. Ma avremmo dovuto farlo. E quelli che hanno rifiutato di dirci le cose come stavano rimangono incontrollati nel loro posto di lavoro, impuniti e liberi di fare esattamente la stessa cosa a chiunque desiderino.

Questo è ciò che io chiamo ingiustizia.

 

Per l’articolo originale in inglese, CLICCA QUI.

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5 thoughts on “Uno degli episodi più vergognosi nella storia del giornalismo. Il processo 2003-2005 a Michael Jackson.

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