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In ricordo di Antonio Gramsci

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Pubblicato il 28 Aprile 2013

 

Chiudiamo questo ponte festivo della Liberazione con un ricordo a un pensatore libero.
Ieri, 27 aprile, era l’anniversario della morte di Antonio Gramsci, importantissimo filosofo, giornalista e linguista italiano, riconosciuto e apprezzato a livello internazionale.

I suoi studi filosofici sono tutt’ora importanti, soprattutto nell’ambito del pensiero libero;  suo il concetto di “egemonia culturale”, che spiega come una classe o un gruppo al potere riesca a imporre il proprio pensiero e idee politiche modificando le credenze, i punti di vista e le abitudini, creando un condiviso senso comune che permette un intricato sistema di controllo (utilizzato da tutte le dittature e molte “democrazie”).


E ancora, a livello statale, la differenza tra direzione e dominio, nonchè gli importanti studi sulla situazione linguistica italiana, sia del suo tempo che storica.


Il tutto si riassumeva nel suo amore per la cultura, per lo studio che incoraggiava continuamente,

“Studiate, perché avremo bisogno di tutta la vostra intelligenza”,

e per la storia, continuamente ignorata

“La storia insegna, ma non ha scolari”.


Chiaramente un simile soggetto era scomodo al regime fascista. Gramsci non venne eliminato, data la grandezza della figura a livello internazionale e la posizione che ricopriva all’interno del Partito Comunista d’Italia, quindi pedina utile molto più da viva che da morta.

Si scelse una via di eliminazione secondaria; essendo molto malato, si attese semplicemente che il tempo, aiutato dal carcere, facesse il suo corso. Emblematica la frase del pubblico ministero al suo processo:

«Per vent’anni dobbiamo impedire a questo cervello di funzionare».


Ragionando al di fuori del pensiero politico (e in questo modo è stato scritto tale intervento), l’insegnamento di Gramsci risiede, oltre che nell’incitamento a essere liberi, alla conoscenza e allo studio, nel non essere indifferenti, a non rimanere in silenzio, perchè l’indifferenza alimenta il violento e l’ingiusto.


Con sue parole:

“L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.”

 


Marcello Colasanti

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