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La morte di Videla

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Pubblicato il 20 Maggio 2013

 

E’ di 3 giorni fa la notizia della morte del generale Videla; sono rimasto molto colpito dalla poca rilevanza che è stata data a questa notizia….

Una storia tristissima, ancora oggi viva e sentita.

Nel 1976 capeggiò un colpo di stato e impose una delle peggiori dittature fasciste del sud America. E’ difficile riassumere in poche righe ciò che avvenne negli anni in cui il suo regime fu in atto, di violenza e paura estrema, parole che non possono far comprendere l’efferatezza e la fantasia nelle torture e negli stupri di gruppo ai danni delle donne (che come al solito pagano sempre il prezzo maggiore).

Ancora oggi, 30.000 sono i desaparecidos di cui non si sa nulla…..

Questo 30 anni fa, parliamo degli anni 80.
Ma tutto ciò poté avvenire così, senza appoggi, senza nemmeno denunce da capi istituzionali?

Ricordo a tutti (cosa che avrebbero dovuto fare i media, non io), quello che accadde fu tacitamente permesso e in alcuni casi appoggiato dal clero argentino, confermato anche dallo stesso Videla al processo, come del resto è sempre accaduto sotto i regimi fascisti (ricordo anche il loro vicino di casa Pinochet), e succede tutt’ora con l’appoggio delle fazioni di destra da parte del Vaticano.

E quale fu la prima nazione a riconoscere lo stato golpista?
Furono gli Stati Uniti d’America, che addirittura invitarono in colloquio ufficiale alla Casa Bianca il successore di Videla, Roberto Viola (anch’esso condannato all’ergastolo per torture e crimini) e si definì “altamente soddisfatto” del colloquio con il presidente Ronald Reagan (presidente che, tramite la CIA, aumentò spaventosamente gli aiuti economici e militari a tutte le dittature sudamericane, per mantenere l’egemonia statunitense e dei propri trust), rapporti interrotti solo per la questione delle Falkland.

Quindi, per rispetto di tutti i morti, di chi è “scomparso”, e di chi ha avuto la sfortuna di essere condannato a vivere dopo l’aver subito torture o abusi, questi fatti non vanno dimenticati, ma ancor di più, chi oggi si fa portavoce di pace e democrazia a parole, ma nei fatti, è l’esatto contrario…

L’unica (debole) consolazione è che questo criminale è morto in carcere, mentre pagava per ciò che ha fatto, senza essersi mai pentito minimamente e rivendicando ciò per cui era accusato; per comprendere chi era citiamo la frase che spesso ripeteva:

“Prima elimineremo i sovversivi, poi i loro collaboratori, poi i loro simpatizzanti, successivamente quelli che resteranno indifferenti e infine gli indecisi”

Consigliata la lettura di questa intervista allo scrittore dissidente Alvaro Ábos del “Fatto quotidiano”, CLICCA QUI PER LEGGERE.

La storia insegna, sta a noi essere buoni scolari, questo cosa può insegnarci?
L’Argentina era in un periodo di forti tumulti, proteste, inflazione; molte persone videro di buon occhio l’inizio di quella dittatura, che riportava “l’ordine” e la sicurezza, ma a che prezzo?
Bisogna sempre rimanere vigili, che quello che ci viene proposto come ordine, in momenti di caos e smarrimento, non limiti in nessuna maniera la libertà di NESSUNO, che conseguentemente porterà via con se ogni minima forma di giustizia, sorella delle libertà; tutto ciò si ritorcerà sicuramente anche su noi stessi.

Le parole più belle e significative su libertà e sicurezza, le disse l’illuminista Benjamin Franklin:

“Chi limita la propria libertà per maggiore sicurezza, non merita ne l’una ne l’altra, E LE PERDERA’ ENTRAMBE”.

Colasanti Marcello

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