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10:25 – 2 Agosto 1980 – Stazione di Bologna

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Pubblicato il 2 Agosto 2013

 

Alle 10:25 del 2 Agosto 1980, viene fatto esplodere un ordigno all’interno della Stazione di Bologna, causando una delle maggiori stragi del terrorismo degli anni di piombo e della strategia della tensione; 85 morti e oltre 200 feriti e mutilati.
La strage, di matrice neofascista, vedrà condannati i fascisti dei NAR (gruppo già autore di decine di omicidi) Giuseppe Valerio Fioravanti e Francesca Mambro all’ergastolo, con molti esponenti di estrema destra indagati, tra cui Roberto Fiore e Massimo Morsello, futuri fondatori del partito neofascista “Forza Nuova”.


Come per altre stragi, non tutti hanno pagato o quanto avrebbero dovuto, nel processo furono molti i depistaggi e le disinformazioni, addirittura la Cassazione definì la sentenza d’appello:

  “Illogica, priva di coerenza, non ha valutato in termini corretti prove e indizi, non ha tenuto conto dei fatti che precedettero e seguirono l’evento, immotivata o scarsamente motivata, in alcune parti i giudici hanno sostenuto tesi inverosimili che nemmeno la difesa aveva sostenuto”.


Vennero condannati per depistaggi l’ex agente del SISMI Francesco Pazienza e gli ufficiali del servizio segreto militare Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte, uomini di Stato, e Licio Gelli, Maestro Venerabile della Loggia Massonica P2 che lui stesso così definiva:

“Con la P2 avevamo l’Italia in mano. Con noi c’era l’Esercito, la Guardia di Finanza, la Polizia, tutte nettamente comandate da appartenenti alla Loggia”.


In quegli anni, Presidente del Consiglio dei Ministri era Francesco Cossiga, uno dei fautori della strategia della tensione.

Questo è uno dei tanti episodi in cui lo Stato e le forze dell’ordine si servirono dei gruppi neofascisti per attuare la vergognosa strategia della tensione di quegli anni, mirata a contrastare le forze riformiste e di sinistra con atti terroristici, omicidi, provocazioni, propaganda, disinformazione e paura.

Un pensiero a quelle 85 vittime innocenti e a tutte le vittime di Stato.


Marcello Colasanti

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