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Il ricordo di Pasolini nella poesia “La croce uncinata”

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Pubblicato il 27 Gennaio 2015

 

LA CROCE UNCINATA

Da molte notti, ogni notte, pasolini-pp-848x478
passo sotto questo tempio, tardi,
nel silenzio dell’aria
del Tevere, tra rovine scomposte.
Non c’è più intorno nessuno, allo scirocco
che spira e cade, fioco tra le pietre:
forse ancora una donna, laggiù, e dietro
il bar di Ponte Garibaldi, due tre poveri
ladri, in cerca di dormire, chissà dove.

Ma qui, nessuno: passo veloce,
rotto da una notte tutta ansia e amore:
non ho più niente nel cuore
e non ho più sguardo negli occhi.
Eppure, quest’immagine, col passare delle notti,
si fa sempre più grande, più vicina:
ecco lo spigolo, liberty, contro la turchina
distesa del Tevere: ed ecco i poliziotti
che piantonano il tempio, tozzi e assorti.
Li vedo appena, coi loro cappotti
grigiastri, contro un albero secco,
contro i bui scorci del ghetto:
e colgo una breve luce, negli occhi
umiliati dal loro goffo sonno di giovinotti:
una accecata stanchezza che vede nemici
in ognuno, un veleno di dolori antichi,
un odio di servi: restano indietro,
soli come lo scirocco che vortica tra le pietre.

Una vergogna, triste come la notte
che regna su Roma, regna sul mondo.
Il cuore non vi resiste: risponde
con una lacrima, che subito ringhiotte.
Troppe lacrime, ancora non piante, lottano,
oltre questi umilianti quindici anni,
dentro le nostre dimentiche anime:
il dolore è ormai troppo simile al rancore,
neanche la sua purezza ci consola.

Troppe lacrime: a coloro che verranno
al mondo, per molto tempo ancora
questa vergogna farà arido il cuore.

[Aprile 1960]

PIER PAOLO PASOLINI

Questa poesia fu scritta da Pier Paolo Pasolini in un periodo molto particolare della politica italiana. Per superare una crisi governativa, la Democrazia Cristiana con il Presidente del Consiglio dei Ministri Fernando Tambroni, formò un governo che, per superare la fiducia, accolse i voti del Movimento Sociale Italiano; dopo quindici anni dalla caduta del regime, i fascisti erano di nuovo al governo (seppure in appoggio esterno).

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Ne derivarono imponenti proteste e manifestazioni in tutta Italia, ma il governo rispose con interventi della polizia estremamente violenti che causarono centinaia di feriti, fino all’evento più grave di Reggio Emilia, dove la polizia uccise 5 manifestanti comunisti.

Questo il commento alla poesia dello stesso Pasolini:
“Sotto questa poesia, ho voluto apporre, ben chiara e circostanziata, la data – aprile 1960: cosa che di solito non faccio mai: anche perché le mie poesie restano in laboratorio tanto tempo, che in realtà finiscono con l’essere scritte e riscritte varie volte, e la loro data di solito abbraccia un’annata o due di lavoro. […] In questo caso la data l’ho messa bene in vista solo per dare alla poesia una giustificazione politica: volevo cioè ricordare al lettore che aprile non è luglio, che la formazione del governo Tambroni non è la cacciata del governo Tambroni, e che la spocchia dei neofascisti non è la sconfitta dei neofascisti. L’indignazione politica contenuta in questi versi può sembrare un poco pessimista e dolorosa: ma lo credo! Niente, in quel momento in cui li ho scritti – lo scorso aprile – autorizzava ad avere una specifica: la speranza di un sollievo immediato almeno dalla vergogna del “revival” fascista. Se riscrivessi ora sullo stesso argomento non potrei non tenere conto, certamente, del significato di questa estate politica: del fatto cioè che quella mia indignazione, che io credevo ristretta a pochi memori, è invece condivisa da una grande maggioranza di italiani, tra cui soprattutto, i giovani: quelli di Genova, quelli di Reggio, quelli di Roma, quelli di Palermo. Ciò non significa che mi abbandonerei a un facile ottimismo: questo mai. Né credo potrei mai cancellare in me l’impressione che quello che hanno fatto i fascisti e i nazisti nel mondo è stato così disumano, da presentarsi come una piaga di non facile guarigione nel corpo dell’intera umanità. […]”

Il ricordo è necessario e moralmente doveroso (sempre che questo porti ad una reale comprensione), ma ancor più importante è il riconoscere e contrastare oggi, quelle che furono le basi, comportamentali ed ideologiche, di quella tragedia.

Quel che è accaduto non è lontano, ma molto più vicino di quanto possiamo immaginare.

Marcello Colasanti

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