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L’11 Settembre, giorno di lutto cileno e della democrazia.

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Pubblicato l’11 Settembre 2015

 

L’11 settembre è giornata di lutto…

In questo giorno, nel 1973, venne bombardato il Palacio de La Moneda, residenza ufficiale del presidente Salvador Allende e del suo governo, democraticamente eletti. Durante questo colpo di stato diretto dal generale Augusto Pinochet, il presidente venne ucciso (ufficialmente suicidato).

Salvador Allende, segretario del Partito Socialista Cileno, era in carica come Presidente della nazione dal 1970 e in tre anni avviò una serie di riforme mirate a rimettere nelle mani della collettività cilena i beni e i servizi del loro paese, come le risorse naturali, minerarie, settore siderurgico, agricolo, comunicazioni, banche, che fino a quel momento erano totalmente sotto il controllo dei potenti trust e multinazionali statunitensi (per approfondire, consigliamo la lettura di questo articolo, CLICCA).

 

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Henry Kissinger


Questa deriva socialista del paese non era accettabile, sia
politicamente che economicamente, per gli Stati Uniti; famigerate le parole di Henry Kissinger, consigliere per la sicurezza nazionale degli USA:
“Non vedo alcuna ragione per cui ad un paese dovrebbe essere permesso di diventare marxista soltanto perché il suo popolo è irresponsabile. La questione è troppo importante perché gli elettori cileni possano essere lasciati a decidere da soli.”

Così, la CIA organizzò e finanziò il colpo di stato militare, instaurando una dittatura fascista presieduta dal generale Pinochet, che rimise al loro posto tutte le multinazionali americane.

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Manifestazione in ricordo dei “Desaparecidos”

Questa dittatura fascista, famosa per il largo uso della tortura, coinvolgendo in tale pratica, (anche solo per intimidazione) centinaia di migliaia di persone; nei decenni della sua reggenza costò la vita a migliaia di dissidenti. vennero uccise dalle 40.000 alle 60.000 persone, purtroppo le stime sono difficili, dato che molti furono i “desaparecidos”.

Mentre il palazzo presidenziale veniva bombardato, Salvador Allende pronunciò uno straziante comunicato radiofonico alla nazione, cosi dicendo:
“Lavoratori della mia Patria: voglio ringraziarvi per la lealtà che avete sempre avuto, per la fiducia che avete sempre riservato ad un uomo che fu solo interprete di un grande desiderio di giustizia, che giurò di rispettare la Costituzione e la Legge, e cosi fece. In questo momento conclusivo, l’ultimo in cui posso rivolgermi a voi, voglio che traiate insegnamento dalla lezione: il capitale straniero, l’imperialismo, uniti alla reazione, crearono il clima affinché le Forze Armate rompessero la tradizione, quella che gli insegnò il generale Schneider e riaffermò il comandante Ayala, vittime dello stesso settore sociale che oggi starà aspettando, con aiuto straniero, di riconquistare il potere per continuare a difendere i loro profitti e i loro privilegi.”

Perciò, in questo giorno che a tutti ricorda, giustamente, le potenti immagini delle torri gemelle newyorkesi che cadono, ricordiamo i 3.000 morti di quell’attentato, ma è doveroso ricordare anche quelle decine di migliaia di morti cileni e il grande presidente Salvador Allende, morto per non tradire il suo popolo, perchè, la mano assassina che ha ucciso, è sempre la stessa….

 

Marcello Colasanti

 

Aggiungo il discorso radiofonico completo, che invito tutti a leggere:

Discorso del Presidente Allende alla radio, 11 settembre 1973

Sicuramente questa sarà l’ultima opportunità in cui posso rivolgermi a voi. La Forza Aerea ha bombardato le antenne di Radio Magallanes. Le mie parole non contengono amarezza bensì disinganno. Che siano esse un castigo morale per coloro che hanno tradito il giuramento: soldati del Cile, comandanti in capo titolari, l’ammiraglio Merino, che si è autodesignato comandante dell’Armata, oltre al signor Mendoza, vile generale che solo ieri manifestava fedeltà e lealtà al Governo, e che si è anche autonominato Direttore Generale dei carabinieri. Di fronte a questi fatti non mi resta che dire ai lavoratori: Non rinuncerò!

Trovandomi in questa tappa della storia, pagherò con la vita la lealtà al popolo. E vi dico con certezza che il seme affidato alla coscienza degna di migliaia di Cileni, non potrà essere estirpato completamente. Hanno la forza, potranno sottometterci, ma i processi sociali non si fermano né con il crimine né con la forza. La storia è nostra e la fanno i popoli.

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Lavoratori della mia Patria: voglio ringraziarvi per la lealtà che avete sempre avuto, per la fiducia che avete sempre riservato ad un uomo che fu solo interprete di un grande desiderio di giustizia, che giurò di rispettare la Costituzione e la Legge, e cosi fece. In questo momento conclusivo, l’ultimo in cui posso rivolgermi a voi, voglio che traiate insegnamento dalla lezione: il capitale straniero, l’imperialismo, uniti alla reazione, crearono il clima affinché le Forze Armate rompessero la tradizione, quella che gli insegnò il generale Schneider e riaffermò il comandante Ayala, vittime dello stesso settore sociale che oggi starà aspettando, con aiuto straniero, di riconquistare il potere per continuare a difendere i loro profitti e i loro privilegi.

Mi rivolgo a voi, soprattutto alla modesta donna della nostra terra, alla contadina che credette in noi, alla madre che seppe della nostra preoccupazione per i bambini. Mi rivolgo ai professionisti della Patria, ai professionisti patrioti che continuarono a lavorare contro la sedizione auspicata dalle associazioni di professionisti, dalle associazioni classiste che difesero anche i vantaggi di una società capitalista.

Mi rivolgo alla gioventù, a quelli che cantarono e si abbandonarono all’allegria e allo spirito di lotta. Mi rivolgo all’uomo del Cile, all’operaio, al contadino, all’intellettuale, a quelli che saranno perseguitati, perché nel nostro paese il fascismo ha fatto la sua comparsa già da qualche tempo; negli attentati terroristi, facendo saltare i ponti, tagliando le linee ferroviarie, distruggendo gli oleodotti e i gasdotti, nel silenzio di coloro che avevano l’obbligo di procedere.

Erano d’accordo. La storia li giudicherà.

Sicuramente Radio Magallanes sarà zittita e il metallo tranquillo della mia voce non vi giungerà più. Non importa. Continuerete a sentirla. Starò sempre insieme a voi. Perlomeno il mio ricordo sarà quello di un uomo degno che fu leale con la Patria.

Il popolo deve difendersi ma non sacrificarsi. Il popolo non deve farsi annientare né crivellare, ma non può nemmeno umiliarsi.

Lavoratori della mia Patria, ho fede nel Cile e nel suo destino. Altri uomini supereranno questo momento grigio e amaro in cui il tradimento pretende di imporsi. Sappiate che, più prima che poi, si apriranno di nuovo i grandi viali per i quali passerà l’uomo libero, per costruire una società migliore.

Viva il Cile! Viva il popolo! Viva i lavoratori!

Queste sono le mie ultime parole e sono certo che il mio sacrificio non sarà invano, sono certo che, almeno, sarà una lezione morale che castigherà la fellonia, la codardia e il tradimento.

Santiago del Cile, 11 Settembre 1973.

 

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