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La tortura in Italia esiste ancora: a 15 anni dalla Diaz, una guida illustrata.

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All’interno delle carceri, caserme e questure italiane, la tortura è una realtà costante che perdura ancora oggi, nonostante si faccia finta che questo non sia vero, minimizzando il problema, commettendolo di nascosto, coprendo gli esecutori, depistando le indagini (quelle poche volte che ci sono), utilizzando a livello mediatico parole differenti da “tortura”. Purtroppo, nei casi in cui viene accertata un’effettiva tortura, l’ordinamento italiano non riconosce tale “reato” medievale, come nel caso del 2009 di Andrea Cirino, dove per giorni una squadra di poliziotti l’hanno tenuto in pieno inverno nudo in una cella ghiacciata, senza finestre, senza letto, senza coperte, senza gabinetto, senza cibo per giorni interi e con l’acqua giusta per non farlo morire di sete, colpito da raffiche di calci sferrati al volto di notte per non farlo addormentare, la famosa tecnica della “privazione del sonno” e continuamente insultato e massacrato di botte. Per la Corte Europea dei diritti dell’uomo” si trattò di tortura, ma in Italia nessun poliziotto fu condannato perchè, per l’appunto, IL REATO NON ESISTE.

E’ di due giorni fa la sospensione dell’esame sulla legge per il “Reato di tortura” da parte del Senato; ancora oggi, non riusciamo a mettere in regola una situazione di spaventoso e pericoloso deficit normativo dove, in un organico già pericolosamente tenuto sotto scacco da appartenenti a ideologie e comportamenti fascisti, come quello delle forze dell’ordine, autorizza e protegge tali soggetti dall’utilizzare una delle pratiche più abominevoli della storia.

Non basta definire uno Stato o un Repubblica con l’appellativo “Democratico”, quando nemmeno sulla carta i principi e gli atteggiamenti di una vecchia dittatura (che ha traghettato e mantenuto tutti i suoi aspetti peggiori all’interno della nostra “Repubblica”) vengono aboliti.
E quando questo accadrà, non basterà quell’inchiostro su carta, servirà epurare tali soggetti dall’esecutivo e far rispettare tali parole.

A 15 anni dall’irruzione nella Scuola Diaz di Genova durante il G8, dalle torture di Bolzaneto, dalla morte di Carlo Giuliani, il sito “VICE.COM” pubblica una triste “guida illustrata” della tortura in Italia, anche se non completa comunque esaustiva, che ripropongo completamente in questo articolo, con la speranza che le persone che in genere girano la testa dall’altra parte e non comprendono, riescano a farsi un minimo quadro della situazione; in una questura, per qualsiasi ragione, possiamo finirci tutti quanti…

Colasanti Marcelllo

 

L’ARTICOLO DI VICE.COM

Sono passati 15 anni dal G8 di Genova. Per chi c’era e per chi è venuto dopo, le violenze nelle piazze, nella scuola Diaz e nella caserma di Bolzaneto rappresentano ancora oggi una ferita aperta.

Al contempo, però, quel G8 ha posto tutti quanti di fronte a un’evidenza successivamente accertata da magistrati italiani ed europei: come ha detto il giornalista Lorenzo Guadagnucci, una delle vittime della Diaz, “l’Italia è un Paese in cui si pratica la tortura, ma si fa finta che non sia così.”

E la si pratica da parecchio tempo: nella storia degli ultimi quarant’anni, infatti, si contano molti casi tra carceri e caserme.

Visto che oggi è il quindicesimo anniversario dei fatti della Diaz, abbiamo deciso di raccogliere una serie (non esaustiva) di episodi accaduti nella realtà, e di metterli sotto forma di guida illustrata alla tortura su modello dei nostri colleghi di VICE US. Tutti i casi qui riportati sono documentati ufficialmente.*

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LINK PER L’ARTICOLO SU “VICE.COM”

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One thought on “La tortura in Italia esiste ancora: a 15 anni dalla Diaz, una guida illustrata.

  1. Trovo terribile tutto quello che ho letto e accetto di essere al fianco di chi fa qualcosa, come posso e come riesco. Diffondiamo, cerchiamo di far punire i colpevoli, non generalizziamo perché è questo che alla fine impedisce davvero di far cambiare le cose. La polizia e le guardie carcerarie per fortuna non sono tutte così, con un gruppo di amiche ce ne occupiamo e conosciamo la situazione. Invece fare e dare i nomi, i luoghi, nelle sedi competenti, non smettere e verificare che venga fatto il necessario è faticoso ma è quello che può impedire, a lungo andare gli abusi. O almeno può servire a ridurli. Grazie

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