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Ernesto “Che” Guevara. Frasi, discorsi e pensieri di un Rivoluzionario.

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Quando un personaggio diviene estremamente famoso, si cade nel preconcetto, sia positivo che negativo, allontanandoci dal pensiero e dalla personalità dello stesso.
Molte frasi vengono attribuite in maniera incontrollata a questi personaggi, a volte decontestualizzare, a volte modificate, in altre totalmente inventate, comunque senza mai citarne le fonti.
Per l’anniversario dell’assassinio di Ernesto “Che” Guevara, avvenuto nel 1967 in Bolivia da parte di agenti speciali della CIA; proponiamo una piccola serie di frasi e discorsi, molti non conosciuti e poco noti, ma tutti con il richiamo alla fonte.
Eccezionale vedere come molti concetti e pensieri, sull’imperialismo, capitalismo, islamismo, fino alle elezioni americane, siano estremamente attuali ed alcuni, a distanza di quasi 50 anni, si siano all’effettivo avverati…

Colasanti Marcello

Citazioni e frasi di Ernesto “Che” Guevara (1928-1967)

Pensare che sono nato per amare, che non sono nato per stare seduto tutta la vita dietro una scrivania a chiedermi se l’uomo è buono, perchè so che l’uomo è buono, perchè sono stato in contatto con lui nel Paese, sul lavoro, nei campi dei boscaioli, in fabbrica, in città.
Angustia (Eso es cierto), 1951

Non mi nutro di quello di cui si nutrono i turisti. No, non si arriva a conoscere un paese o a trovare una spiega­zione della vita in questo modo. Questa è una faccenda di lusso, la vera anima si rivela nel malato dell’ospedale, nel detenuto nel posto di polizia.
Diario di viaggio, 1952

Da molto tempo l’uomo tenta di liberarsi dall’alienazione mediante la cultura e l’arte. Muore ogni giorno durante le otto o più ore in cui è trattato da merce, per resuscitare poi nelle creazioni del suo spinto. Ma questo rimedio porta in sé i germi della stessa malattia: è un individuo solitario che cerca la comunione con la natura. Difende la propria individualità soffocata dall’ambiente e reagisce dinanzi alle idee estetiche come un essere isolato la cui unica aspirazione è quella di rimanere puro.
«Marcha», 12 marzo 1965

La legge sulla nazionalizzazione delle banche è uno dei passi più importanti del Governo. Questo garantirà che la riforma agraria e le grandi aspirazioni all’industrializzazio­ne del paese non subiranno né sabotaggi né ritardi. Questo significa una riaffermazione di tanti piccoli produttori, e la garanzia che avranno crediti in modo tempestivo e a tasso equo, e che ci sarà un autentico interesse umano per ogni individuo affinchè la produzione cresca.
Conferenza per i funzionari del Banco Nacional de Cuba, 20 ottobre 1960

Il paese che vuole rendersi schiavo vende su un mercato solo, commercia con un paese solo, mentre quello che vuole rendersi libero commercia con il mondo intero.
Discorso su temi economici, Ministero Forze Armate Rivoluzionarie, 9 Marzo 1961.

Non ci importa di conoscere il nome della persona che ogni quattro anni il popolo nordamericano crede di eleggere per dirigere i l suo destino, perché in realtà quelle elezioni sono viziate alla base. Il popolo nordamericano ha solamente la facoltà di eleggere il proprio carceriere per quattro anni.
Discorso per l’inaugurazione dell’Industria nazionale produttrice di utensili domestici, 24 luglio 1964

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L’imperialismo americano è più debole di quanto sembri. E un colosso dai piedi d’argilla. Anche se le sue grandi possibilità attuali non sono seriamente intaccate da violente lotte di classe interne che possano condurre alla distruzione del sistema capitalistico, nel modo previsto da Marx, tali possibilità si basano fondamentalmente su un potere monopolistico extraterritoriale esercitato attraverso lo scambio ineguale di merci e il controllo politico di vaste regioni. Su queste ultime ricade tutto il peso delle contraddizioni.
(…)
Via via che i paesi dell’America e di altre regioni del mondo si libereranno dalle catene dei monopoli e stabiliranno sistemi più equi e più giuste relazioni con tutti gli altri paesi, gli Stati Uniti saranno i più colpiti. Il capitale finanziario sarà costretto ad andare in cerca di nuovi spazi per rifarsi delle perdite e in questa lotta gli USA impiegheranno tutta la loro forza in una spietata competizione con gli altri, utilizzando, forse, metodi imprevedibili di violenza nei confronti dei loro “alleati” di oggi.
«International Affairs», rivista inglese, ottobre 1964

L’islamismo, in Africa, è stato una specie di alleato contro la penetrazione europea, come da noi all’epoca dei sacerdoti locali contro la Spagna. Ha svolto un’azione positiva, c’è sempre stata lotta. Così oggi il problema religioso non si scontra con lo sviluppo rivoluzionario. Io credo però che può arrivare a scontrarsi se non si tiene nella dovuta considerazione, e che può venire utilizzato dai gruppi più reazionari. Perché la lotta di classe esiste sempre. Oggi come oggi, tuttavia, è un fattore positivo di unità nazionale.
Impressioni da un viaggio in Africa, marzo 1965

Bisogna essere duri senza mai perdere la tenerezza.
Testamento spirituale.

Ha più valore, un milione di volte, la vita di un solo essere umano che tutte le proprietà dell’uomo più ricco della terra.
Opere.

In che cosa consiste il pericolo della Rivoluzione cubana?
II pericolo siamo noi. Il pericolo è che si diffonda per l’America ciò che stiamo facendo, che si diffonda l’usanza di dialogare col popolo e di chiedergli consiglio ogni volta che sia necessario, perché se si chiedesse a qualunque popolo d’America che cosa bisogna fare coi latifondisti, tutti i popoli condannerebbero il latifondo!
(…)
Per questo ci temono, per questo vogliono isolarci e distruggerci, perché hanno paura che tale esempio si diffonda; che per tutta l’America fioriscano le cooperative, che vi si estingua il latifondo e che in tutta l’America co­mincino a crescere le barbe guerrigliere e che tutta la Cordigliera delle Ande diventi un’altra Sierra Maestra.
Discorso di Camagùey, 18 settembre 1960

Da quando i monopoli si impadronirono del mondo, hanno mantenuto nella povertà la maggior parte dell’umanità, mentre i guadagni venivano divisi tra i paesi più forti. II livello di vita di questi paesi è fondato sulla miseria dei nostri; bisogna dunque lottare contro l’imperialismo per innalzare il livello di vita dei popoli sottosviluppati. E ogni volta che un paese si stacca dal tronco imperialista non solo si vince una parziale battaglia contro il nemico fondamentale, ma si contribuisce anche al suo reale indebolimento e si fa un passo avanti verso la vittoria definitiva.
Discorso di Algeri, 24 febbraio 1965

L’unico eroe di cui il mondo ha mai avuto bisogno si chiama Giuseppe Garibaldi.
Il libretto rosso di Garibaldi

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Chi lotta può perdere, chi non lotta ha già perso…

E’ nostro dovere, prima d’ogni altra cosa, fare in modo che a Cuba tutti abbiano da mangiare, poi che tutti mangino tutti i giorni, poi, oltre a ciò, che tutti possano vestire in modo decente e abitare in case decenti, poi che tutti godano del diritto di avere un’assistenza medica gratuita e un’istruzione gratuita.
(…)
Eccoci direttamente nella battaglia, nella battaglia su due fronti: la battaglia per la difesa fisica delle nostre coste e la battaglia per l’industrializzazione del paese. Produrre e risparmiare sono le basi dello sviluppo economico. Pro­durre e risparmiare, torno a ripeterlo, a vantaggio degli operai. Non si può chiedere a nessuno che faccia dei sacri­fici se questi si trasformano in maggior ricchezza per un altro: pretenderlo sarebbe un’ingiustizia.
Intervento al ciclo televisivo “Cuba avanza”, 18 Giugno 1960

Siamo stati testimoni oculari di quanto è avvenuto in Corea, ove la superiorità aerea nordamericana distrusse anche le più lievi tracce di vita, demolendo ogni casa e uccidendo il bestiame. Oggi, dopo pochi anni, la rinascita è stata straordinaria. Tutti i gravi rovesci creano nella coscienza del popolo la necessità di un lavoro intenso, for­tificano il popolo; quando si ha la convinzione che c’è un ideale e che c’è una giustizia, si trovano nuove forze che portano l’individuo ad affrontare, se necessario, perfino la morte, e si lavora con entusiasmo raddoppiato.
Conferenza radiotelevisiva della Universidad Popular, 30 aprile 1961

Tutti questi concetti di sovranità politica, di sovranità nazionale sono fittizi se non c’è, accanto a essi, l’indipen­denza economica. La sovranità politica e l’indipendenza economica vanno di pari passo. Se non c’è economia propria, se si è dominati dal capitale straniero, non si può essere liberi dalla tutela del paese dal quale si dipende tanto meno si può fare la volontà del paese se questa urta contro i grandi interessi della nazione che lo domina economicamente.
(…)
Soffocare la libertà di un paese con la pura e semplice violenza, è molto difficile ormai. Così come invadere un paese che reclama il diritto di esercitare la propria sovranità. E non è facile addormentare su questo punto la propria opinione pubblica né quella del mondo intero. Per ottenerlo è necessario un grande sforzo propagandistico che prepari il terreno per rendere meno odioso l’intervento.
(…)
Questa aggressione potranno effettuarla sul terreno eco­nomico fin dove vorranno, ma noi dobbiamo suscitare nel paese una coscienza tale per cui se vorranno effettuarla materialmente, direttamente, coi soldati delle nazioni dei monopoli e coi mercenari degli altri paesi, dovranno pagare un prezzo così alto da riuscir loro insopportabile.
(…)
Per conquistare qualcosa dobbiamo togliere qualcosa a qualcuno. Questo qualcosa che dobbiamo conquistare, cioè la sovranità della nazione, dobbiamo toglierlo a quel qualcuno che si chiama monopolio, anche se generalmente i monopoli non hanno patria, ma hanno una caratteristica comune: tutti i monopoli che hanno operato a Cuba hanno vincoli molto stretti con gli Stati Uniti.
(…)
I capitali stranieri non si muovono per generosità, non si spostano per fare un nobile gesto di carità, non si muovono ne si mobilitano per il desiderio di affratellare i popoli. Il capitale straniero si muove solo per il desiderio di aiutare se stesso. Il capitale privato straniero è l’eccedente in un paese che si trasferisce in un altro allo scopo di ottene guadagni maggiori. Quello che muove il capitale d’investimento privato straniero non è la generosità, ma il guadagno.
Conferenza televisiva, 20 marzo 1960

Verrà un momento molto duro, in cui le false democrazie opprimeranno sempre più il popolo, e il popolo sentirà sempre più l’indignazione e l’odio salire dentro di sé, fino a generare un’ondata umana che prenderà le armi, lotterà e conquisterà il potere. Siamo sicuri che i paesi coloniali e semicoloniali, quelli che hanno sulle spalle il giogo di governi-fantoccio di altri imperi, presto o tardi dovranno impugnare le armi e unire così l’America, l’Asia, l’Europa in un solo mondo felice.
Discorso del 30 settembre 1960

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Animale carnivoro che si nutre di popoli inermi: a questo l’imperialismo riduce l’uomo. Questo è ciò che distingue il “bianco” imperiale. Ma i popoli che hanno la pelle abbronzata
da diversi soli, colorata da diversi pigmenti, hanno capito perfettamente che le differenze fra gli uomini non vengono dal colore della pelle, ma dalla collocazione nei rapporti di produzione.
(…)
Gli imperialisti si preparano a reprimere i popoli americani e stanno formando l’internazionale del crimine. Gli Stati Uniti intervengono in America traendo a pretesto
la difesa delle libere istituzioni. Come può definirsi guardiano della libertà chi assassina i propri figli e li discrimina ogni giorno in base al colore della pelle, chi lascia in libertà gli assassini dei negri e li protegge, mentre punisce la popolazione negra che esige rispetto dei suoi legittimi diritti di libertà?
(…)
In quanto marxisti, abbiamo sempre sostenuto che la coe­sistenza pacifica fra le nazioni non comporta la coesistenza fra sfruttatori e sfruttati, fra oppressori e oppressi. Per questo esprimiamo la nostra solidarietà ai popoli ancora oggi soggetti al dominio coloniale, massacrati per il delitto di richiedere la propria libertà, e siamo disposti ad aiutarli nella misura delle nostre forze.
(…)
I nostri occhi liberi si aprono oggi su nuovi orizzonti e sono capaci di vedere quello che ieri la nostra condizione di schiavi coloniali ci impediva di osservare: cioè che la “civiltà occidentale” nasconde sotto la sua vistosa facciata una realtà di iene e di sciacalli.
Discorso all’Assemblea generale dell’ONU, 11 dicembre 1964

Il fenomeno dello scambio diseguale tra paesi industrializzati ed economicamente dipendenti si manifesta nei suoi aspetti più brutali con il colonialismo. Però i paesi completamente indipendenti rischiano anche di trovarsi chiusi nella prigione del mercato capitalista, poiché i grandi paesi industrializzati si impongono sulla base dell’elevato sviluppo tecnico. I grandi paesi sviluppati cominciano, dopo l’indipendenza, a esercitare sugli Stati liberati una specie di “succhiamento” e dopo alcuni anni sono maturate le condizioni per una dominazione politico-economica.
Intervista concessa a: «Revolution Africaine» Algeri, 23 dicembre 1964

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L’imperialismo non può mutare.
È per sua natura aggressivo, anarchico, contraddittorio e perfino incoerente. Ma deve cercare nuove vie per trovare il modo di sopravvivere. Sta provando tutte le possibilità di manovra, mentre cammina sull’orlo di una guerra mondiale, che segnerà la sua definitiva scomparsa.
Articolo pubblicato a Cuba, settembre 1961

Cuba ha un merito, un merito grande, un merito storico che a un certo momento sarà riconosciuto, quello di aver inaugurato in America una nuova fase storica, quello di
avere mostrato a tutto il mondo americano tutta una serie di realtà, quello di avere annunciato già chiaramente l’inevitabile decomposizione del sistema imperialista.
Conferenza ai funzionari del Ministero dell’Industria, 6 ottobre 1961

Tutto fa supporre che forze molto oscure e tenebrose si muovano dietro a tutto questo e tutto lascia supporre che, nei prossimi mesi o anni, la pace del mondo sarà minacciata
dall’oligarchia monopolista e bellicista più feroce e con meno scrupoli, e anche con il maggior potenziale di morte, che la storia dell’umanità ha conosciuto.
Discorso del Forum sull’energia elettrica, 24 novembre 1963

Finché la giustizia sarà manovrata da alcune grandi potenze, le interpretazioni giuridiche continueranno a essere usate sulla convenienza dei poteri oppressori e sarà difficile, eliminare la tensione imperante, che comporta gravi pericoli per l’umanità.
Discorso di Ginevra, I conferenza dell’ONU, 25 marzo 1964

Imperialismo senza mercati vuol dire imperialismo caduco, imperialismo che è condannato a morte, e questo lo sanno bene; ma non si tratta soltanto di essere un mercato nel senso commerciale della parola: affinché l’imperialismo possa esercitare la sua azione, questo mercato deve esseri dipendente e, fino a un certo punto, esclusivo, come quello degli Stati Uniti in America latina, dell’Inghilterra nel Commonwealth e della Francia nella comunità africana che la sostiene.
Articolo pubblicato a Cuba, maggio 1964

Cuba non esporta rivoluzioni; le rivoluzioni non si possono esportare. Le rivoluzioni nascono nell’istante in cui sorgono contraddizioni insanabili all’interno di un paese.
Cuba esporta un esempio. Un ‘cattivo’ esempio. L’esempio di un piccolo popolo
che sfida le leggi di una falsa scienza chiamata ‘geopolitica’ e che osa lanciare il suo grido di libertà proprio dalle stesse fauci del mostro.
Conferenza televisiva, 20 marzo 1960

Il tentativo di soffocare Cuba attuato dall’America corrisponde al desiderio di fermare la storia; ma se, malgrado tutti i tipi di aggressione, lo Stato cubano resterà intatto, la sua economia diverrà sempre più forte e il suo commercio estero sempre più considerevole, il fallimento di questa politica sarà completo e i l cammino verso la coesistenza pacifica diverrà più rapido.
«International Affairs», rivista inglese, ottobre 1964

Finche in America o nel mondo rimarrà un ostacolo da abbattere, un’ingiustizia da riparare, la Rivoluzione cubana non potrà fermarsi. Dovrà avanzare, dovrà sentire su di sé
tutti i mali di questo mondo oppresso in cui ci è toccato di vivere. Dovrà far sue le sofferenze dei popoli che, come il nostro, innalzano la bandiera della libertà e vengono massacrati, annientati dal potere colonialista.
Discorso in memoria di Antonio Maceo, 7 dicembre 1962

L’intero popolo di Cuba freme ogni volta che viene commessa un’ingiustizia, non soltanto in America, ma nel mondo intero. Ogni vero uomo deve sentire sul proprio volto il colpo inferto sul volto di qualsiasi uomo. Questi sono i sentimenti dell’intero popolo di Cuba.
Discorso all’Assemblea generale dell’ONU, 11 dicembre 1964

Lettera ai Figli
Cari Hildita, Aleidita, Camilo, Celia ed Ernesto,
se un giorno dovrete leggere questa lettera, è perché non sarò più tra voi.
Quasi non vi ricorderete di me e i più piccolini non mi ricorderanno affatto.
Vostro padre è stato un uomo che agisce come pensa ed è certamente stato fedele alle sue convinzioni.
Crescete come buoni rivoluzionari. Studiate molto per poter dominare la tecnica che permette di dominare la natura.
Ricordatevi che l’importante è la rivoluzione e che ognuno di noi, da solo, non vale niente.
Soprattutto siate sempre capaci di sentire nel più profondo di voi stessi ogni ingiustizia commessa contro chiunque in qualsiasi parte del mondo: è la qualità più bella di un rivoluzionario.
Arrivederci, bambini miei, spero di rivedervi ancora.
Un grande bacio e abbraccio da papà.

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RIPRODUZIONE RISERVATA.
ARTICOLO SCRITTO PER “IL GIORNALE DEL RICCIO”, VIETATO COPIARNE IL CONTENUTO ANCHE PARZIALE SU ALTRI SITI.
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