Articoli del 2016 · Commemorazioni · Repressione e controllo · Storia

12 Dicembre 1969, Piazza Fontana – Milano.

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Il 12 Dicembre 1969 alle 16:37, uomini legati a gruppi neofascisti, principalmente Ordine Nuovo e La Fenice (fondato formalmente 2 anni dopo), attuano un attentato presso la Banca Nazionale dell’Agricoltura di Piazza Fontana a Milano, provocando 17 morti e 88 feriti. Attentato voluto, pensato, nascosto e reso senza giustizia da uomini di Stato, politici, militari, giudici, forze dell’ordine.

Come confessò lo stesso terrorista neofascista di Avanguardia Nazionale e Ordine Nuovo Vincenzo Vinciguerra:
“ Le stragi che hanno insanguinato l’Italia a partire dal 1969, appartengono ad un’unica matrice organizzativa. Tale struttura obbedisce ad una logica secondo cui le direttive partono da Apparati inseriti nelle Istituzioni e per l’esattezza in una struttura parallela e segreta del ministero dell’Interno.”

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E sull’attentato di Piazza Fontana, la dichiarazione dell’esponente di spicco di Ordine Nuovo Martino Siciliano:
1470201_193949274140365_1948680842_n.png“Pochi giorni dopo la strage di Piazza Fontana, mi trovavo nella Galleria Matteotti di Mestre in compagnia di camerati del Msi, fra cui l’ex senatore Piergiorgio Gradari. Parlando di quanto era avvenuto a Milano, ad un certo punto ebbi una crisi di pianto. Nel corso di questa crisi, confidai a Granari la mia convinzione che la strage non fosse opera degli anarchici, ma che fosse da attribuirsi ad elementi di Ordine Nuovo di Venezia e Padova. Gradari mi consigliò di calmarmi e mi disse che, anche se ciò che pensavo fosse stato vero, avrei dovuto tenermelo per me. C’era l’assoluta somiglianza fra gli ordigni che avevo visto e materialmente deposto a Trieste e Gorizia con la descrizione che era stata fatta dai giornali della bomba esplosa alla Banca Nazionale dell’Agricoltura. Intendo riferirmi al contenitore dell’esplosivo che era costituito in tutti e tre i casi da una cassetta metallica. I giornali, inoltre, avevano riportato la notizia che l’esplosivo impiegato era costituito da candelotti di gelignite perfettamente analoghi a quello che avevo visto, manipolato e innescato insieme a Delfo Zorzi nei due falliti attentati di Trieste e Gorizia. Mi è quindi venuta in mente l’affermazione di Delfo Zorzi nel corso del viaggio a Trieste. Disse che vi erano molte altre cassette metalliche e molto altro materiale, cioè candelotti di gelignite come quelli che stavamo trasportando in quel momento”.

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Nonostante gli anni d’inchieste e depistaggi, processi farsa e la non volontà da parte delle forze dell’ordine e della magistratura (non tutta, fortunatamente) d’indagare in maniera corretta, si arriverà al 30 giugno 2001, dove la Corte d’Assise di Milano condannerà all’ergastolo i militanti del gruppo neofascista Ordine Nuovo Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi, Giancarlo Rognoni, per poi, il 3 maggio 2005, chiudere il processo in Cassazione con la conferma delle assoluzioni degli imputati e l’obbligo, da parte dei parenti delle vittime, al pagamento delle spese processuali.
Una delle tante beffe ai danni delle vittime d’ingiustizie e ai loro parenti, operate per coprire collegamenti scomodi di settori dello Stato e delle Forze dell’Ordine.

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Anche se formalmente possiamo individuare come genesi del fenomeno l’uccisione di Paolo Rossi nel 1966 presso l’Università “La Sapienza” di Roma, sempre per mano di estremisti di destra; questo attentato è considerato il capostipite di tutti gli attentati della “strategia della tensione” degli anni ’70 e ’80, conosciuti come “anni di piombo”, dove le forze governative, su pressione esterna dell’alleato statunitense tramite i reparti della CIA e della NATO, “bloccarono” il paese, per mantenerne il controllo, su un quadro politico ormai vecchio e non più rappresentante della società italiana, cioè quello di una forza unica e centrista al comando del paese, con l’esclusione sempre e a prescindere delle forze di sinistra più radicale.
Quando questo quadro preconfezionato non si riuscì più a mantenerlo con i normali metodi utilizzati fin dal dopoguerra (come la potente macchina della propaganda o il continuo versamento di ingenti capitali nelle tasche dei partiti e dei settori amici) e il paese e la società italiana si avviavano ormai in direzione opposta; iniziarono a esplodere le piazze, le manifestazioni, i treni….

Utilizzando un vecchio slogan:
“Le bombe nelle piazze, le bombe nei vagoni, le mettono i fascisti, le pagano i padroni”

Sempre e per sempre, un pensiero a tutte le vittime di Stato e del terrorismo.

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Colasanti Marcello

ARTICOLO SCRITTO PER “IL GIORNALE DEL RICCIO”, VIETATO COPIARNE IL CONTENUTO ANCHE PARZIALE SU ALTRI SITI.
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