Articoli del 2017 · Attivismo · Repressione e controllo

Facebook e Internet, racconto di ordinaria censura nel Giorno della Memoria.

post-rimosso

Il 27 Gennaio, come ogni anno, tramite la pagina Facebook e il diario personale, ho condiviso articoli e ricordi per la Giornata della Memoria in commemorazione per le vittime dell’Olocausto.
Nel pomeriggio, appena effettuo l’accesso, una notifica mi comunica che un elemento è stato rimosso dalla mia Fan Page, dato che non rispetta gli standard della comunità.
L’articolo, scritto ben 5 anni fa e ricondiviso ogni anno, per questa volta, secondo le direttive Facebook, non era più idoneo…

La motivazione data è che “Limitiamo la visualizzazione di immagini di nudo”, tollerate in caso di fini educativi, umoristici o satirici.

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Il brevissimo articolo, come immagine principale, ha senza dubbio una foto molto forte, relativa agli esperimenti sui bambini del Medico e Capitano delle SS Josef Mengele, mostrando quattro bambini nudi (di cui non si distinguono nemmeno i genitali). Come scritto nella segnalazione stessa, immagini di nudo dovrebbero essere tollerate nei casi educativi, e questo è un articolo con finalità divulgative e storiche (magari avrei dovuto impostarlo come “umoristico” e “satirico”…), oltre al fatto che catalogare e conseguentemente cancellare una foto dell’olocausto con la definizione di “nudo”, è alquanto offensivo.

La cancellazione di una data foto sul social network, dato che la proprietà rimane comunque di un privato che ne pone e dispone , potrebbe anche essere legittima, ma questo strumento è assurdamente applicato a intermittenza; partendo sempre dalle regole della comunità, in alcuni casi si provvedere alla cancellazione, in altri ben più gravi, misteriosamente no…

3L’esempio arriva proprio da un’esperienza personale, sempre in tema Olocausto.
Tempo fa segnalai una pagina dal nome “Revisionismo Olocaustico”, benché il titolo sia già abbastanza chiaro, nella stessa si negava l’esistenza dell’olocausto, delle camere a gas, dei milioni dei morti, frutto della propaganda sionista e sovietica; insomma, la solita nenia revisionista, comunque vergognosa e pericolosa. Non solo, i toni utilizzati erano estremamente offensivi, con l’utilizzo di volgarità varie.
Il post che mi aveva portato alla conoscenza della pagina, diceva nel Giorno della Memoria: “71 anni che ci pigliano per il culo con la liberazione di Auschwitz”.
Dopo la segnalazione, su di cui, almeno questa volta (spiego più avanti il perchè di “questa volta”), mantenevo una minima fiducia sul suo buon esito, lo staff di Facebook mi risponde che: “La pagina rispetta gli standard della comunità”.
La mia risposta fu: “Trovo inaccettabile che una pagina che apertamente nega l’olocausto scrivendo addirittura “71 anni che ci pigliano per il culo con la liberazione di Auschwitz”, rispetti i vostri “Standard della comunità”“.

Riassumendo, una foto con articolo sull’olocausto (foto nota e famosa) non rispetta gli “Standard della comunità” sotto la scusa del nudo in foto; chi nega l’olocausto, con ripetute frasi offensive e d’incitamento all’odio, si…

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Questo è solo un caso piuttosto palese, ma la cancellazione dei post, nonchè lo strumento del blocco temporaneo degli account sul social network di Facebook, è una problematica che riguarda, purtroppo, solo determinati utenti e settori, lasciando libero sfogo ad altri che in realtà, per legge e per puro senso civico, andrebbero bloccati.

I casi sono innumerevoli, molte le testimonianze che si possono elencare, sempre in ambienti dell’informazione alternativa, mentre in quello strettamente politico, agli ambienti oggi definiti “radicali”.
Proseguendo sulle esperienze personali, di blocchi all’account ormai ne posso contare a decine, da quelli più semplici, che si risolvono nell’arco di giorni, a quelli di interi mesi, con addirittura la minaccia della cancellazione totale dell’account, sempre non giustificata da un motivo oggettivo, ma da un vago rilevamento di “azioni anomale”, e alla mia richiesta di spiegazioni ulteriori, nella totalità dei casi non si riceve risposta, in pochi, una ridicola risposta relativa ad azioni di “spam” (cosa, naturalmente, falsa…).
Ma come comun denominatore, tutti questi “blocchi” temporanei, almeno da 5 anni, si sono sempre manifestati, guarda caso, in concomitanza con la pubblicazione di articoli con tematiche a carattere spiccatamente sociale, senza dubbio collocabili in un contento politico ben preciso.
Alle “persecuzioni” personali, ci credo ben poco, ma la stessa identica sorte è sovente toccata ad altre realtà del tutto simili alla mia, quindi il fenomeno è sicuramente esteso e ben orientato.

Altri esempi si possono aggiungere alla gestione dei gruppi e alle segnalazioni per furto di account, in cui la solerzia del team Facebook è ben differente in base alla provenienza delle stesse, per non parlare delle migliaia di pagine in cui palesemente si commettono veri e propri reati punibili dal nostro codice civile e penale, come l’incitamento all’odio, l’utilizzo continuo di parole offensive e denigratorie, minacce fisiche e omicide, vilipendio alle cariche dello Stato, divulgazione di notizie false, apologia fascista, razzismo, che anche se segnalate, la risposta è sempre la stessa:
“La pagina rispetta gli standard della comunità”.

Ma questo piccolo aneddoto si inserisce in una più ampia problematica che esula dallo strumento Facebook, che ricordiamo, è sempre una parte (ormai importantissima) dello strumento di potere e controllo del più vasto mezzo di Internet.
Assistiamo a continui attacchi e accuse da parte occidentale verso i più disparati paesi che, secondo il loro giudizio, non garantirebbero un “libero” utilizzo della rete Internet, (sorvolando il discorso, molto più complesso, che lo strumento stesso è un mezzo di potere interamente occidentale, e in tale misura vanno intese determinate restrizioni in paesi ostili); queste accuse vengono formulate con la più grande delle ipocrisie, dato che, tale strumento in maniera totalmente libera, non esiste in nessun paese, soprattutto in occidente…

La metodica non è mai diretta, ma fatta di blocchi, cancellazioni, segnalazioni, come detto prima, quasi sempre negli stessi settori, soprattutto nella piccola informazione indipendente, settore dove determinati “metodi”, di sicuro, non andranno ad allarmare nessuno della grande massa, e se mai qualcuno avrà l’ardire di denunciare, verrà additato di “manie di persecuzione” (mentre nei settori più “grandi”, troppo esposti e protetti ormai da una popolare immagine, si utilizzano ben altri metodi…).

Ritornando alla nostra immagine incriminata, verrà inserita, di nuovo, nel suo relativo Facebook, attendendo il prossimo blocco, sicuramente accelerato dalla segnalazione del simpaticone di turno…

Colasanti Marcello

L’ARTICOLO INCRIMINATO: Giorno della memoria – Nulla è paragonabile…

ARTICOLO SCRITTO PER “IL GIORNALE DEL RICCIO”, VIETATO COPIARNE IL CONTENUTO ANCHE PARZIALE SU ALTRI SITI.
CHIEDIAMO GENTILMENTE DI CONDIVIDERE DIRETTAMENTE IL LINK DELL’ARTICOLO E DEL RELATIVO FACEBOOK.
GRAZIE PER LA DIFFUSIONE.

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