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Claudio Villa e Pier Paolo Pasolini. Stima e citazioni di due personaggi all’apparenza distanti.

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Esattamente 30 anni fa, il 7 Febbraio del 1987, ci lasciava prematuramente uno dei più grandi interpreti della canzone italiana; Claudio Villa.
In occasione di questo anniversario, ricorderemo il cantante romano attraverso un curioso aneddoto e l’ammirazione di un grande intellettuale; Pier Paolo Pasolini.

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Locandina della tournèe in Giappone del 1966

Negli anni cinquanta, Claudio Villa è senza dubbio il cantante italiano per eccellenza, raggiungendo un picco di popolarità e successo inediti nel panorama musicale d’Italia, ancora “dominato” e strettamente controllato dai “Maestri” e direttori d’orchestra, piuttosto che dagli interpreti canori. Questa transizione, già da tempo avvenuta in altri contesti internazionali, sarà consacrata proprio dal cantante trasteverino, primo vero “idolo” popolare e di massa, seguito da decine di fan club (anche questo, fenomeno nuovo per l’Italia, tutti orgogliosamente inaugurati da lui in persona), e primo cantante ad esportare la musica leggera italiana nel mondo, dagli Stati Uniti all’Unione Sovietica, dalla Cina al Giappone (sua seconda patria artistica), dall’Argentina all’Australia.
Al di là delle eccellenti doti interpretative e canore, giocava un’importante ruolo la figura carismatica che derivava dal Claudio Villa personaggio, uomo dal carattere forte, sicuro, generoso, indomito, estremamente diretto e sincero, che da una parte generava stima e ammirazione nel pubblico, soprattutto di estrazione popolare, che rivedeva “uno di loro”, uno di quelli che nel dopoguerra “ce l’aveva fatta”; ma dall’altra, in special modo nelle doti della sincerità e schiettezza, generava fastidio, invidia, e ancor di più “scomodità” nei settori “alti” e decisionali del mondo dello spettacolo, della TV e della canzone, che prediligono persone caratterialmente più addomesticabili, unito anche alla sua appartenenza ideologica e politica a sinistra, dichiarata ben prima del successo, in momenti in cui era più che compromettente.
Questa visione di “scomodo” da parte delle sfere decisionali, farà sì che la stampa adornerà la figura del cantante di un alone di boriosità, di antipatia, disseminata di continue accuse e dichiarazioni distorte o falsamente attribuite.

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Claudio Villa a Pechino nel 1971.

Un episodio singolare è quello del Marzo 1957; dopo la vittoria al Festival di Sanremo, giornalisti e avversari scatenarono forti polemiche contro Claudio Villa per una presunta “stecca” (stonatura) durante l’esecuzione di “Cancello tra le rose”, ma soprattutto lo accusarono di presunzione e divismo per una sua dichiarazione:
“Giunto alle più alte sfere della popolarità, ho provato a piegarmi dall’alto del piedistallo su cui mi hanno fatto assidere. Ho voluto guardarmi intorno e guardare negli occhi di queste ragazzine romantiche che palpitano davanti alle mie fotografie. Stabilire un contatto che riveli a tutti gli ammiratori della mia voce che dietro questa voce c’è una persona che ama, soffre e lotta. (…) Claudio Villa non intende lasciare i suoi ammiratori come miseri mortali in adorazione del divo prediletto”.
La frase, sicuramente mal interpretabile come ammetterà lo stesso Villa, si rivolgeva al contatto e senso di vicinanza che il cantante teneva con il proprio pubblico, mirato a “demitizzare” la sua figura, in quanto “persona che ama, soffre e lotta”. La stessa  fu riportata incompleta nella maggior parte dei casi, stravolgendone il senso originario.

L’azione giornalistica più assurda arrivò dalla rivista maggiormente diffusa dell’epoca, Sorrisi e Canzoni, che titolava:
“APRIAMO UN SENSAZIONALE PROCESSO A CARICO DI CLAUDIO VILLA.”
Con l’accusa, secondo la rivista, di «Abuso di stecche, eccessiva immodestia, illecito dispotismo», diede il via ad un processo contro il cantante, che così annunciò:

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Le copertine di “Sorrisi e Canzoni”, che aprivano e chiudevano il processo del 1957.

“E ORA APRIAMO UN REGOLARE PROCESSO: desideriamo che siano gli stessi lettori a pronunciare un giudizio definitivo sul caso Villa, decidendo se il ‘Claudio nazionale’ debba essere assolto o condannato per i recenti fatti di Sanremo. (…)Pubblicheremo pertanto due singolari documenti: una requisitoria d’accusa e un’arringa di difesa. Lasceremo poi a voi amici lettori il compito di emettere l’arduo verdetto, potrete farlo attraverso un modulo che stamperemo sul prossimo numero e sul quale esprimerete appunto la sentenza che vi sembrerà più giusta. INNOCENTE O COLPEVOLE? IMPUTATO ALZATEVI!”

tv-sorrisi-e-canzoni-anno-1960-n-46Questi “documenti” con annessa votazione da “giuria popolare”, ci fanno comprendere qual’era il trattamento riservato a Claudio Villa da parte della stampa, che su di una semplice dichiarazione era riuscita a costruire un evento del genere. Per comprendere il risalto mediatico che ebbe l’intentato “processo”, il Deputato del Movimento Sociale Bruno Spampanato, rivolse un’interrogazione al Ministero delle Poste e delle Telecomunicazioni sui fatti.
L’artista venne “assolto” dalle migliaia di cartoline inviate dai lettori e così dichiarava, stando ormai al gioco: “… il Pubblico Ministero è stato quasi spietato, ma devo dare atto a Sorrisi e Canzoni, della sua obiettività per avere pubblicato con lo stesso risalto della requisitoria d’accusa, un’arringa di difesa che ribatteva in maniera abbastanza efficace gli argomenti del Pubblico Ministero. Veramente questa arringa non mi scagionava totalmente da tutte le mie colpe, ma riconosco che la difesa era condotta con vigore, con convincimento, con passione… Lo scandalo è scoppiato per quella famosa conferenza stampa. Va beh, lo ammetto, che pronunciai due o tre frasi infelici, sbagliate perché suscettibili di falsa interpretazione. Tutto questo tuttavia varrebbe solo a dimostrare che io non sono un ‘dritto’ come alcuni credono, ma piuttosto un uomo semplice che si comporta con semplicità in ogni circostanza della vita senza tenere conto di tutte le eventuali possibili conseguenze. Desidero comunque protestare perché alcuni giornalisti che mi hanno attaccato per quella conferenza non hanno pubblicato integralmente il testo che era stato loro distribuito.”

Ma il processo non finì nel 1957, tre anni dopo, nel 1960, TV Sorrisi e Canzoni (da quest’anno si aggiunse il “TV”) riproporrà lo stesso procedimento contro i “modi” del cantante.

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Il numero 47 di “TV Sorrisi e Canzoni” in cui scrisse Pasolini.

In questa nuova richiesta al popolo italiano di divenire giuria popolare, che si risolverà in una nuova assoluzione, con 138.225 votanti e gli interventi, tra gli altri, di Paolo Ferrari e Peppino De Filippo; l’intellettuale Pier Paolo Pasolini, scrivendo su una rivista estranea alla sua attività di poeta e scrittore, arringa una difesa per il reuccio, sul numero 47 del 20 Novembre 1960:
“Mi piace il repertorio delle canzoni melodiche di Claudio Villa perché mi piace il pubblico che ama questo stile popolare e verace. Approvo che Villa scriva, musichi e interpreti le sue canzoni. Lui lo fa nel suo piccolo come Charlot ha fatto nel suo grande. In quanto agli atteggiamenti da bullo, la presunzione e gli atteggiamenti d’insufficienza che gli si imputano al capo di accusa numero 2, io trovo che nella sua qualità di cantante-attore e di personaggio dello spettacolo tali atteggiamenti gli si addicano, perché fanno, appunto, spettacolo. Disapprovo invece che Claudio Villa sia dia a interpretazioni del genere urlato, anche perché io credo nella canzone come mezzo verace d’espressione e penso che il genere urlato non sia genuino.
Vorrei che Claudio Villa fosse assolto, perché i cantanti mi sono simpatici e amo le canzoni.
Solo mi piacerebbe che, come mezzo di espressione, fossero portate a un livello più interessante”

A differenza dei suoi colleghi che in pochi apprezzavano, o non ammettevano di apprezzare, un cantante così osannato dal “popolo”, e in tempi successivi, espressione di un modo di essere e cantare “superato”; il regista di “Accattone” palesa la sua stima per quel cantante che ricorda in tutto e per tutto, perché in fondo lo è stato e lo sarà fino alla sua morte, uno di quei tanti ragazzi di borgata, che fanno mille lavori, che vivono tutti in una stanza, che fanno il bagno nella marana, semplici, puri, strafottenti, cantando a squarciagola appena possono, apprezzando anche le doti canore e musicali di quel “piccoletto” di Trastevere, nonostante in casa Pasolini suonassero principalmente Bach e Mozart nel giradischi .

Stima e apprezzamento che non è di circostanza. Quando per Pasolini un personaggio dovrà canticchiare una canzone, romanzo o film che sia, risalendo le borgate di Monteverde o lo squallore di Ponte Mammolo, il poeta non ha dubbi: canterà Claudio Villa.

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Pasolini gioca a calcio con alcuni ragazzi di borgata.

La voce del cantante si alterna e si contrappone ai rumori disturbanti della sbandata modernità e ai silenzi, sinonimo di abbandono, della periferia romana. Voce di un divo, ma più di ogni altra, originaria e rappresentante di quello strato di popolo.

E così, nel romanzo “UNA VITA VIOLENTA”  (una citazione continua a Claudio Villa), nel silenzio dei campi di Pietralata :
“i burini già avevano smesso di lavorare, negli orti li attorno, e Via delle Messi d’Oro, coi cerasi e i mandorli al primo boccio, era tutta vuota, mentre si sentivano, da dietro i casali, delle voci di giovanotti che cantavano facendo i Claudio Villa, e, più lontano ancora, le trombe del Forte che suonavano la libera uscita”.
Stagliandosi tra la confusione urbana: “sulla Tiburtina, con gli alberi scossi contro il cielo che pareva un mare in burrasca, tra la confusione dei bersaglieri e della gente che aspettava l’autobus approfittando di quel momento che non pioveva, si sentiva Claudio Villa che cantava a tutta callara, al microfono del cinema.”

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Pasolini in una borgata romana.

Nell’assurda serenata sotto l’obitorio, dove il Matto canta L’ultima serenata del 1949, sempre di Villa: “si voltò verso le finestre, e cominciò a cantare, sputando pure lui tocchi interi di saliva per la passione che ci metteva:
L’ultima serenata
nun è per te,
l’ultima serenata
che male c’è…
‘Sonate!’ ordinò Ugo, nero, ai suonatori che ammorgiavano. Questi, dopo un momento di indecisione, attaccarono l’accompagnamento coi gesti delle braccia, come se fosse sul palcoscenico all’Ambra Jovinelli:
La voglio fa sentire
a la biondina che sta lassù,
la voglio improvvisare
a chi m’aspetta da un anno e più…
L’ultima serenata…”

Nella serenata, questa volta vera, che Tommasino fa intonare a Carletto per la sua Irene, inizia con un classico romano, “Nina si voi dormite” (anche questo interpretato da Villa), per proseguire con quattro successi di Claudio Villa, “Cancello tra le rose”, “Onda Marina”“Usignolo” del 1957, concludendo con “Madonna Amore” del 1955:
“Madonna amore,
La luna rispecchia i vetri del tuo balcone
e tu sei nascosta dietro le tue tendine.
Cantando son qui per dirti: “Te vojo bene!”, annotando, Carletto, che la canzone “l’aveva capata bene”.

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Anche nel romanzo “RAGAZZI DI VITA”, dopo i malsani bagni nell’inquinato Aniene, i ragazzi cantano sulle note del reuccio:
Il Caciotta cominciò con l’infilarsi i pedalini e le scarpe, e intanto cantava :
« Zoccoletti, zoccoletti…, »
« Claudio Villa, » disse il Begalone, « nun è nissuno appetto a tte, a Caciò. »
« Ce lo so, » disse il Caciotta, interrompendo il canto e riprendendolo subito.
« Arriconzolete a cantà, » disse Alduccio.
« M’arriconzolo sì… » disse il Caciotta.
« Zoccoletti, zoccoletti…,»”
In un susseguirsi di “Luna Rossa”, “Borgo Antico”, “Quanto sei bella Roma”, tutti successi del popolare cantante.

Fino al cinema, quando ne “LA COMMARE SECCA”, con soggetto e sceneggiatura di Pier Paolo Pasolini e la regia di Bernardo Bertolucci, la conclusione del film verrà affidata alla canzone “Addio addio”, vincitrice del Sanremo 1962, non con la versione del suo autore Domenico Modugno, ma con l’interpretazione di Claudio Villa.

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L’autobiografia “Una vita stupenda”.

Stima e citazione che Claudio Villa restituirà nelle ultime pagine della sua autobiografia “Una vita stupenda”, parlando del degrado della società moderna:
“E poi dicono che questo è progresso, anzi che il mondo sarebbe governato da un progresso inarrestabile. Eh no, sarebbe bello che fosse così, ma così, purtroppo, non è. L’aveva capito assai bene Pasolini, soprattutto negli ultimi anni della sua vita, quando tuonava con furore ‘corsaro’ contro la mutazione antropologica della società italiana”, ed esprimendogli riconoscenza direttamente nei ringraziamenti del libro:
a Pier Paolo Pasolini, che ebbe il coraggio di difendermi in un momento artistico particolare su Sorrisi e Canzoni.”

Una parentesi questa su un passato, quello del novecento italiano, fatto di grandi personaggi, e su due uomini all’apparenza così distanti nelle vite personali, nei caratteri e nelle origini, ma accomunati da un senso di stima reciproco e da posizioni ideologiche e politiche vicine, che hanno saputo interpretare e dare voce, uno da cantante tramite la musica, l’altro da intellettuale tramite la poesia, agli strati sociali più popolari ed emarginati, provando per loro, un sincero e profondo amore.

Colasanti Marcello

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Bibliografia e letture consigliate:
– Pier Paolo Pasolini, Ragazzi di vita, Garzanti, 1955.
– Pier Paolo Pasolini, Una vita violenta, Garzanti, 1959.
– Claudio Villa, Una vita stupenda, Mondadori, 1987.

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